1.334 CONDIVISIONI
15 Settembre 2021
16:40

L’orca Kiska, sola e rinchiusa da 40 anni, sbatte la testa contro la vasca: le immagini commoventi

Durante una visita di controllo al Marineland canadese, l’attivista Phil Demers ha registrato un drammatico video che mostra l’orca Kiska mentre sbatte violentemente la testa contro il bordo della vasca in cui è imprigionata, a causa della sofferenza, dello stress e della solitudine. Kiska vive sola dal 2011 ed è soprannominata l'”orca più sola del mondo”. Si trova in cattività da 40 anni, da quando fu catturata nelle acque islandesi.
A cura di Andrea Centini
1.334 CONDIVISIONI
L’orca Kiska sbatte la testa contro la vasca. Credit: Phil Demers
L’orca Kiska sbatte la testa contro la vasca. Credit: Phil Demers

L'orca Kiska, una femmina di circa 45 anni, vive da sola nel parco acquatico Marineland in Canada sin dal 2011, da quando il suo ultimo e temporaneo compagno di vasca – un giovane maschio chiamato Ikaika – fu trasferito al SeaWorld di San Diego, negli Stati Uniti. Da allora è rimasta l'unico mammifero marino in cattività del Nord America completamente solo; non a caso è soprannominata "l'orca più sola del mondo". Se già privare della libertà e della dignità un qualunque animale è un atto spregevole, nei confronti di un'orca si tratta di una vera e propria atrocità; questi cetacei, tra gli animali più sociali e intelligenti del pianeta (le orche sono fondamentalmente grossi delfini), vivono infatti in numerosi gruppi famigliari – a guida matriarcale – per tutta la loro esistenza, stringendo legami che secondo i biologi potrebbero essere persino più forti di quelli che si instaurano nella nostra specie. In questa orrenda condizione da un decennio, Kiska è stata sopraffatta dallo stress, dalla solitudine, dalla noia e dalla mancanza di stimoli, spingendosi a comportamenti ripetitivi, immobilismo e anche atti autolesionistici, come mostra un nuovo drammatico filmato circolato sulla rete negli ultimi giorni.

Nelle terribili immagini, filmate dall’attivista animalista Phil Demers e diffuse su Twitter, si può osservare Kiska mentre sbatte con violenza la parte destra della testa contro il vetro e il muro della sua angusta vasca, che è costretta a chiamare casa da decenni. Si tratta di un gesto chiaramente innaturale per un cetaceo, sintomo di una condizione mentale deteriorata e giunta al limite della sopportazione. Durante la pandemia di COVID-19, a causa del lockdown per alcuni mesi abbiamo sperimentato (almeno in parte) il concetto di “prigionia” tra le quattro mura di casa; immaginate lo stesso trattamento inferto per decenni a un animale con una complessa struttura sociale, abituato alla libertà e alla vastità dell'oceano, privato di tutto ciò che lo rende così nobile e meraviglioso. Il risultato è un incubo, una barbarie. Se i cetacei avessero il proprio concetto di inferno, probabilmente lo vedrebbero proprio così. Isolati, costretti in uno spazio angusto e privati del profondo blu. E la colpa è solo nostra, della nostra crudeltà e dell'infinita avidità.

“Dal 2011, Kiska vive da sola nella sua vasca di cemento. Nessun membro della famiglia nuota al suo fianco. Nessun amico la invita a giocare. Ha il crudele primato di essere l'unica orca in cattività del Nord America tenuta in isolamento sociale da qualsiasi altro mammifero marino. Le riprese video e le testimonianze oculari descrivono il suo comportamento come ripetitivo, immotivato e letargico. Quando non nuota in cerchi lenti, spesso galleggia sul posto, fissando il vuoto che è l'interno della sua vasca”, ha scritto in un comunicato il The Whale Sanctuary Project, un'organizzazione nata per donare una nuova vita ai cetacei costretti a vivere in cattività.

L'obiettivo è la liberazione di Kiska (e di altri cetacei prigionieri) in un santuario, dove potrà tornare ad assaporare l'oceano come durante la sua infanzia. L'orca nacque infatti libera, nelle acque islandesi nel lontano 1976; fu catturata nel 1979 e trasferita all'Acquario di Hafnarfjörður. Poco dopo fu acquistata dal Marineland e trasferita con alcuni compagni di sventura in Canada. Nel corso degli anni successivi morirono tutti o furono trasferiti. Kiska, nella sua terribile esistenza di prigioniera, ha avuto cinque figli, ma sono tutti morti in tenera età; il più longevo è vissuto soltanto sei anni. L'ultima figlia, Athena, la abbandonò nel 2009 quando aveva solo cinque anni. La sofferenza e il dolore provati da questo cetaceo nel corso della sua vita sono inimmaginabili, e ora deve essere fatto il possibile per aiutarlo a riconquistare la libertà, in un santuario e se sarà possibile anche in mare aperto. Si ritiene che le orche in natura possano vivere fino a 90 anni, mentre in cattività muoiono molti più giovani. Il tempo dunque è poco e le sue condizioni di salute preoccupanti, come mostra anche il nuovo video. Per donare una nuova vita all'orca più sola del mondo è stata anche avviata una petizione su change.org, che ha già raggiunto le 130mila firme.

1.334 CONDIVISIONI
Atlante, il capodoglio con la coda menomata dall'elica di una nave: le commoventi immagini
Atlante, il capodoglio con la coda menomata dall'elica di una nave: le commoventi immagini
Le balene blu sono tornate sulla costa atlantica dopo oltre 40 anni di assenza
Le balene blu sono tornate sulla costa atlantica dopo oltre 40 anni di assenza
Oggi è la Giornata Mondiale contro l’AIDS, 40 anni fa i primi casi
Oggi è la Giornata Mondiale contro l’AIDS, 40 anni fa i primi casi
Lascia un commento!
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni