Nettuno è l'ottavo e ultimo pianeta del Sistema solare, posizionandosi dopo Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno e Urano in ordine di distanza dalla stella. Sino al 24 agosto 2006 il più lontano dei pianeti era considerato Plutone, tuttavia in quella data l'Unione Astronomica Internazionale (UAI) decise di declassificare questo oggetto celeste a pianeta nano. Così, oltre ad aver ridotto il numero dei pianeti del nostro sistema da 9 a 8, fece passare lo scettro di più distante proprio a Nettuno. Ma non è detto che questa sia la configurazione definitiva. Da qualche tempo è stata infatti ufficialmente aperta la caccia a un ipotetico “Pianeta 9”, del quale esistono indizi ma non prove. Potrebbe persino esisterne un decimo, dunque quella di Nettuno è una posizione in bilico. Dal punto di vista delle caratteristiche e della composizione, il pianeta è molto simile a Urano, assieme al quale viene classificato tra i cosiddetti “giganti ghiacciati” (per essere distinto dai giganti gassosi come Saturno e Giove). Si tratta del quarto pianeta più grande del Sistema solare e il terzo per quanto concerne la massa.

Profondo blu

Analogamente a Urano, Nettuno presenta un caratteristico e intenso colore blu, dovuto al fatto che l'elemento preponderante della sua atmosfera superiore è il metano. Questo elemento infatti assorbe la radiazione rossa e riflette quella blu. Il suo colore è ben visibile negli scatti ottenuti dal Telescopio Spaziale Hubble e dalla sonda Voyager 2 della NASA, l'unica ad averlo sorvolato da vicino nel lontano 1989. Gli elementi principali di Nettuno restano idrogeno ed elio, come quelli dei giganti gassosi, tuttavia l'abbondanza di ammoniaca, acqua e metano lo classificano come gigante ghiacciato. A causa della notevole distanza dal Sole, il pianeta impiega ben 165 anni terrestri per compiere un'intera orbita attorno alla stella. La rotazione sul proprio asse, cioè la durata del giorno, è invece più veloce di quella terrestre, dato che impiega poco più di 16 ore.

Venti velocissimi

Nettuno possiede una delle atmosfere più turbolente dell'intero Sistema solare, e i suoi venti sono i più veloci in assoluto. Sono state calcolate raffiche con velocità superiori ai 2.100 chilometri orari. Se consideriamo che un uragano di classe 5 sulla Terra – il più devastante in assoluto – è quello con venti superiori ai 252 chilometri orari, si può solo immaginare la devastazione che sarebbero capaci di produrre simili perturbazioni sul nostro pianeta. Fortunatamente avvengono in un mondo “alieno”, completamente inabitabile e a miliardi di chilometri da noi. A causa della grande distanza dal Sole, le temperature calcolate nell'atmosfera di Nettuno arrivano a – 218° centigradi. Il pianeta più freddo del Sistema solare resta tuttavia il “gemello” Urano.

La grande macchia scura

La turbolenta atmosfera di Nettuno si caratterizza anche per la presenza di altri fenomeni “violenti”. Nel 1989, quando fu sorvolato dalla sonda Voyager 2, il pianeta presentava infatti una Grande Macchia Scura, molto simile alla più celebre Grande Macchia Rossa di Giove, che perdura da almeno 300 anni (sebbene si stia restringendo). Le osservazioni fatte nel 1994 dal Telescopio Spaziale Hubble suggeriscono che la macchia sia sparita, come avviene con altre perturbazioni analoghe ma meno imponenti. Ruotava in senso antiorario (era un anticiclone), aveva forma ellittica e un diametro di ben 14mila chilometri, leggermente più grande di quello terrestre. Secondo i ricercatori non si sarebbe trattato di una vera e propria tempesta, ma di un'apertura nell'atmosfera simile al nostro buco dell'ozono. Recentemente è stata osservata un'altra grande macchia scura, una tempesta “puzzolente” (a causa dell'idrogeno solforato) che si comporta in modo anomalo, spostandosi verso il polo sud anziché verso l'equatore. Invece di “esplodere” come previsto dagli scienziati, sta scomparendo delicatamente.

La tempesta di Nettuno che sta "morendo". Credit: NASA, ESA, and M.H. Wong and A.I. Hsu (UC Berkeley) Hubble/NASA/ESA
in foto: La tempesta di Nettuno che sta "morendo". Credit: NASA, ESA, and M.H. Wong and A.I. Hsu (UC Berkeley) Hubble/NASA/ESA

Su Nettuno piovono diamanti

Nelle atmosfere di Nettuno e Urano si formano dei veri e propri diamanti. Il minerale origina dal carbonio negli strati atmosferici superficiali, per poi affondare in quelli inferiori sino ad abbracciare il nucleo roccioso del pianeta, creando così un immenso e preziosissimo guscio. La formazione di queste pietre preziose è legata al bombardamento delle particelle solari e cosmiche contro i composti idrocarburici che caratterizzano l'atmosfera di Nettuno. Un recente studio condotto da studiosi dell'Università di Stanford (Stati Uniti) e dello Helmholtz Zentrum Dresden-Rossendorf (Germania) ha dimostrato che la formazione dei diamanti è effettiva e non solo ipotetica.

Satelliti e anelli

Anche Nettuno possiede un proprio sistema di anelli, ma sono così sottili e “delicati” che il primo di essi è stato scoperto solo nel 1968. I più noti sono l'Anello Adams, l'Anello Leverrier, l'Anello Galle e l'Anello Arago. Il debolissimo anello Adams presenta curiosi archi la cui origine e formazione non sono ben chiari. È noto che questi archi stanno andando incontro a degradazione e si stima che uno di essi sia prossimo alla sparizione. Oltre agli anelli, Nettuno possiede 14 satelliti naturali in tutto. Il principale è Tritone, seguito da Larissa, Nereide e Proteo.

Scoperta ed esplorazione

Nettuno è l'unico pianeta del Sistema solare scoperto con la “matematica”. Poiché alcune perturbazioni nell'orbita di Urano andavano in contrasto con le Leggi di Keplero, gli astronomi Johann Gottfried Galle e Heinrich Louis d'Arrest supposero che dovesse esserci un qualche corpo celeste a provocarle. Dopo averne calcolato la posizione ipotetica, il 23 settembre 1846 i due astronomi riuscirono a osservare per la prima volta Nettuno (invisibile a occhio nudo come Urano) dall'Osservatorio astronomico di Berlino. A causa della grande distanza, il pianeta è stato sorvolato da una sola sonda spaziale, la Voyager 2 partita il 20 agosto 1977 da Cape Canaveral. Immagini e informazioni sul pianeta arrivano da questa sonda e dalle osservazioni col Telescopio Spaziale Hubble.

[Credit: NASA]