La flotta baleniera giapponese ha abbandonato il porto di Shimonoseki nella prefettura di Yamaguchi e ora è in viaggio verso i freddi mari dell'Oceano Antartico: l'obiettivo è il massacro di 333 balenottere minori, che verranno trucidate in nome della “ricerca scientifica”. La scusa, considerata patetica e ridicola da enti, studiosi e associazioni ambientaliste di tutto il mondo, viene utilizzata da anni dal governo nipponico per condurre queste spedizioni della morte, per coprire quella che è chiaramente una caccia di tipo commerciale. Del resto, dal massacro di questi maestosi mammiferi marini non è venuta fuori una pubblicazione o una scoperta scientifica che possa essere definita tale, senza contare che la carne delle balenottere uccise – moltissime delle quali incinte – finisce sul mercato.

L'equipaggio delle baleniere prima di salpare è stato omaggiato con una cerimonia alla presenza di una cinquantina di persone; il capitano Nobuo Abe della Yushin Maru n. 3, una delle navi della flotta, ha “benedetto” la spedizione con queste parole: “Incorporando le tecniche e le abilità che abbiamo appreso, vogliamo condurre con successo la ricerca e tornare sani e salvi”. La ‘ricerca' in questo caso viene fatta infilzando creature ignare con potenti arpioni esplosivi, che spesso non le uccidono al primo colpo, ma le lasciano con ferite orrende, ad affogare nel loro stesso sangue tra sofferenze indicibili.

A cacciare i cetacei ci saranno anche la Yushin Maru da 724 tonnellate e l'ammiraglia Nisshin Maru da oltre 8mila tonnellate, navi ben note a chi ha provato a difendere i cetacei dai loro arpioni. Purtroppo, a causa della tecnologia militare a bordo delle imbarcazioni e delle pesantissime sanzioni comminate a chi prova a ostacolare il “lavoro” delle baleniere, equiparato a un vero e proprio terrorista, l'organizzazione Sea Shepherd ha rinunciato a intralciare i giapponesi con manovre eclatanti come avveniva in passato.

La mattanza in programma è la prima dopo la sonora bocciatura del governo nipponico durante il 67° meeting della Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC); i rappresentanti hanno respinto la proposta nipponica di riaprire la caccia commerciale ai grandi cetacei, vietata dal 1986 con l'introduzione di una moratoria. Nella cosiddetta “Dichiarazione di Florianopolis”, dal nome della città brasiliana in cui si è svolto l'evento, si è deciso che il tema della caccia non verrà mai più ripreso dalla IWC, perché i cetacei vanno tutelati, non uccisi. A causa della sconfitta, i giapponesi hanno annunciato che potrebbero lasciare la IWC e operare autonomamente; nel frattempo non si fanno scrupoli a uccidere cetacei con la scusa della ricerca scientifica. Con l'approvazione della caccia commerciale, tuttavia, avrebbero potuto ampliare e di molto i numeri degli esemplari da uccidere. Durante l'ultima stagione di caccia le baleniere nipponiche hanno arpionato e ucciso almeno 50 balenottere minori antartiche (Balaenoptera bonaerensis) nell'Area Marina Protetta (MPA) del Mar di Ross, nell'Oceano Antartico, più altre centinaia di esemplari al di fuori di questo paradiso trasformato in un lago di sangue.