Farmaci antipsicotici utilizzati normalmente per combattere la schizofrenia “disarmano” i batteri responsabili della meningite, rendendoli molto meno aggressivi e letali. La scoperta, legata a esperimenti condotti sui topi, potrebbe portare a rivoluzionare terapie combinate (con gli antibiotici) in grado di migliorare sensibilmente la cura di questa grave malattia. La meningite, che colpisce le membrane protettive attorno al sistema nervoso, se non prontamente trattata può essere infatti letale in poche ore. Ogni anno nel mondo si ammalano decine di migliaia di persone, duecento delle quali in Italia.

Ricerca francese. A scoprire l'efficacia degli antipsicotici – nello specifico della trifluoperazina e delle fenotiazine associate – contro il meningococco (Neisseria meningìtidis) è stato un team di ricerca francese guidato da scienziati dell'Università Parigi-Descartes, che hanno collaborato con i colleghi dell'Institut Necker Enfants Malades – INSERM, dell'Institut Cochin e dell'Institut Pasteur di Lilla. I ricercatori coordinati dalla professoressa Sandrine Bourdoulous hanno condotto alcuni esperimenti su topi colpiti da meningite, dimostrando che i comuni antipsicotici offrono un significativo effetto protettivo dall'aggressione del meningococco, riducendone la colonizzazione e prevenendo grave infiammazione, disfunzioni vascolari e coagulazione. In parole semplici, rende questi batteri molto meno pericolosi. Ma come fanno?

Disarmare i batteri. A differenza degli antibiotici, progettati per uccidere i batteri invasori, gli antipsicotici “disarmano” i microorganismi rendendoli inoffensivi o quasi. Questi farmaci colpiscono infatti le loro “braccia appiccicose” chiamate pili di tipo 4, filamenti che permettono ai batteri di raggiungere, aggrapparsi e colonizzare le meningi, avviando il pericoloso processo infiammatorio. Privati di queste strutture, i meningococchi non possono muoversi e legati ai vasi sanguigni. Una volta annichiliti diventano inoltre facile preda degli antibiotici; ecco perché gli autori dello studio ipotizzano il successo di terapie combinate con i farmaci antipsicotici (che non sono esenti da effetti collaterali). Al momento itest hanno dato esito molto positivo sui topi, ma non è detto che funzionino a dovere anche nell'uomo; ciò nonostante, trattandosi di medicinali già ampiamente approvati, a breve verranno messi a punto i primi studi clinici ad hoc. I dettagli della scoperta, potenzialmente in grado di salvare molte vite ogni anno, sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Microbiology.