Credit: ESA / GCP / UPV / EHU Bilbao CC BY–SA 3.0 IGO
in foto: Credit: ESA / GCP / UPV / EHU Bilbao CC BY–SA 3.0 IGO

In questi giorni una curiosa e lunghissima nube bianca si sta sollevando dal fianco ovest di un vulcano di Marte, proiettandosi per ben 1.500 chilometri come una lunga serpentina parallela all'equatore. La formazione è apparsa lo scorso 13 settembre nelle immagini catturate dalla sonda dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) Mars Express, che ne sta monitorando costantemente l'evoluzione. Marte è tuttavia un pianeta “morto” sotto il profilo dell'attività vulcanica da milioni di anni, dunque quello che apparentemente sembra il pennacchio fumante del cratere del vulcano Arsia Mons (250 chilometri di diametro) è in realtà un fenomeno completamente diverso. Dunque di cosa si tratta?

Gli scienziati chiamano la formazione “nube orografica”, un fenomeno che si genera anche sulla Terra. Si tratta di nuvole plasmate dalle catene montuose, dovute a masse d'aria che si scontrano col loro profilo e che dunque vengono spinte dai venti a risalirle. Durante questo processo l'aria si raffredda e condensa attorno a particelle di polvere, dando vita a nubi e precipitazioni. Quella osservata su Marte è una nuvola orografica di acqua ghiacciata, dovuta proprio all'impatto di una massa d'aria carica di umidità. Il fenomeno non ha dunque nulla a che vedere con improbabili eruzioni vulcaniche.

Credit: ESA / DLR / FU Berlin, CC BY–SA 3.0 IGO
in foto: Credit: ESA / DLR / FU Berlin, CC BY–SA 3.0 IGO

Attorno all'Arsia Mons, un vulcano alto 19 chilometri sito nella regione equatoriale di Tharsis, non è inconsueto vedere formazioni nuvolose, ma esse tendono a sparire nei mesi precedenti al solstizio d'inverno, per poi ricomparire. Ogni tot anni si ripresentano le condizioni ideali per dar vita a queste lunghe e affascinanti serpentine, che la Mars Express – lanciata nello spazio nel 2003 – con i suoi strumenti aveva già intercettato nel 2009, nel 2013 e nel 2015 proprio in questo periodo.

Credit: ESA/CNES/CNRS/IAS
in foto: Credit: ESA/CNES/CNRS/IAS

La formazione nuvolosa è così imponente che potrebbe essere osservata anche con buoni telescopi terrestri, in particolar modo durante la mattina marziana, quando aumenta sensibilmente in dimensioni. Il suo studio può offrire informazioni rilevanti sulla densità delle particelle sospese nell'atmosfera di Marte e sui loro moti; sul pianeta del resto sono note impressionanti tempeste di polvere, come quella che ha “messo KO” il rover Opportunity negli scorsi mesi, impedendo ai raggi solari di raggiungere i suoi pannelli e quindi di alimentarlo correttamente. Conoscere gli sviluppi di simili fenomeni potrà aiutare gli astronauti che in un prossimo futuro – raggi cosmici cancerogeni permettendo – metteranno piede sul suolo del pianeta.