L'ossigeno-ozono terapia sembra essere molto efficace nel contrastare la COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2. Lo dimostrerebbero i test su oltre cento pazienti ricoverati in 15 ospedali italiani, le cui cartelle cliniche hanno evidenziato “l'efficacia della terapia e un miglioramento della malattia”. A sottolinearlo è il professor Mariano Franzini, il presidente della Società italiana di ossigeno ozono terapia (Sioot), durante un'audizione svoltasi nella commissione Affari sociali della Camera. Tra i nosocomi coinvolti nella sperimentazione anche il Policlinico Umberto I di Roma; all'inizio di aprile il direttore dell’Unità B di Anestesia e Rianimazione, il dottor Francesco Pugliese, aveva annunciato che il protocollo dell'ozonoterapia era stato già approvato e stava per essere avviato il reclutamento dei primi pazienti.

L'obiettivo dell'ossigeno-ozono terapia è fondamentalmente quello di aumentare la concentrazione di ossigeno nell'organismo attraverso una miscela di ossigeno e ozono (O3, formato tra tre atomi di ossigeno), ma poiché questa combinazione è anche “un antivirale, antibatterico e antinfiammatorio”, come spiegato all'ANSA dal professor Franzini, può essere molto efficace anche contro una patologia infettiva come la COVID-19. “Si è osservato che la parte glico-proteica del virus viene in pratica sciolta e che tale terapia ha determinato un +100 percento dei linfociti del sistema immunitario ed un – 50 percento nei valori infiammatori”, ha aggiunto Franzini. “Può essere un grande aiuto e potenzia l'effetto dei farmaci; studi dimostrano che il virus è stato così combattuto pesantemente”, ha proseguito lo scienziato.

Ma come funziona esattamente l'ossigeno-ozono terapia? Esistono diverse varianti di questa procedura medica, che può essere somministrata per via endovenosa (e intrarteriosa); attraverso iniezioni nelle articolazioni o sotto la pelle; introducendola nell'intestino e attraverso applicazioni cutanee (creme e olii). Nel caso specifico della COVID-19, la procedura avviene attraverso una cosiddetta autoemotrasfusione; in parole semplici, il sangue del paziente contagiato dal coronavirus viene prelevato, esposto alla miscela di ossigeno-ozono per essere arricchito di ossigeno e poi infuso nuovamente. Franzini ha specificato che non si tratta di una terapia alternativa a quella farmacologica, ma un suo potenziamento: “Anche nei casi più gravi, vari pazienti sono stati salvati quasi in punto di morte. Si è visto che tale terapia negativizza molto in fretta i pazienti”. Tra i benefici dell'ossigeno-ozono terapia ricordati da Franzini anche il costo ridotto (solo 15 euro a seduta), la facilità di esecuzione e l'assenza di controindicazioni poiché “naturale”. Come sempre, i maggiori vantaggi in termini terapeutici si ottengono intervenendo tempestivamente, quando non sono ancora emerse le complicanze. Alla luce dell'efficacia dell'ossigeno-ozono terapia, gli esperti chiedono al governo di introdurre il protocollo di somministrazione in tutti i nosocomi del Bel Paese dove si combatte il coronavirus.

Ad oggi per la COVID-19 non esistono ancora terapie mirate e specifiche; tutti i trattamenti effettuati sino ad oggi, infatti, sono basati su farmaci pensati per altre patologie, sia in commercio che sperimentali, che vengono somministrati in modalità “off label” (fuori etichetta) e nel cosiddetto uso compassionevole. C'è un'unica eccezione: l'anticorpo monoclonale LY-CoV555, messo a punto dalla casa farmaceutica americana Eli Lilly in collaborazione con gli scienziati della società AbCellera e del NIAID. Il primo farmaco anti SARS-CoV-2 è stato testato su alcuni pazienti ricoverati nei nosocomi statunitensi, e se ne conosceranno i primi risultati a fine giugno. Anche l'infusione di plasma dei guariti ricco di anticorpi ha dato risultati incoraggianti, una procedura approvata dall'OMS proprio per le malattie prive di terapie specifiche.