Per la prima volta è stata avviata la sperimentazione di un anticorpo monoclonale su pazienti colpiti dal coronavirus SARS-CoV-2. Sono molteplici gli anticorpi (o immunoglobuline) semi-sintetici identificati e sviluppati in laboratorio per combattere il patogeno emerso in Cina, ma fino ad oggi erano stati testati tutti in ambito preclinico, in provetta o su modelli animali. Ora è stato avviato un pionieristico studio clinico di Fase 1 su pazienti ospedalizzati con COVID-19, l'infezione causata dal SARS-CoV-2. L'obiettivo è determinarne la sicurezza e l'efficacia con un trial randomizzato e controllato con placebo; qualora i risultati fossero positivi – sono attesi per la fine di giugno -, gli scienziati saranno pronti ad avviare uno studio clinico di Fase 2 su fasce di popolazioni più esposte al contagio e non ospedalizzate. Tecnicamente, si tratta del primo farmaco specifico per combattere il coronavirus testato sull'uomo.

A mettere a punto l'anticorpo monoclonale è stato il colosso farmaceutico americano Eli Lilly, in collaborazione con l'azienda di biotecnologie AbCellera e il Centro di ricerca sui vaccini dell'Istituto nazionale americano di allergie e malattie infettive (NIAID), guidato dall'epidemiologo di fama internazionale Anthony Fauci. L'anticorpo, chiamato LY-CoV555, è stato identificato in soli tre mesi, dopo averlo isolato dal sangue di un paziente. Tecnicamente si tratta di un'immunoglobulina monoclonale di tipo IgG1 (neutralizzante) progettata per colpire la Proteina S o Spike del coronavirus, quella caratteristica struttura a “ombrellino” che costella la superficie del patogeno e che dona a questa famiglia di virus l'aspetto a corona (quando visti al microscopio elettronico). Il SARS-CoV-2 la sfrutta per legarsi al recettore ACE2 delle cellule umane, scardinare la parete cellulare e riversarsi all'interno, dando vita al processo di replicazione e dunque all'infezione. Colpendola si impedisce al virus di infettare le cellule e dunque lo si distrugge, evitando di conseguenza la malattia.

L'anticorpo LY-CoV555 è stato somministrato a diversi pazienti ricoverati presso centri statunitensi, tra i quali la Scuola di Medicina "Grossman" dell'Università di New York e il Cedars-Sinai di Los Angeles. La caratteristica più interessante di questi anticorpi monoclonali è quella di poter essere efficaci sia come potenziale cura che nella profilassi, ovvero nella prevenzione, dunque c'è molta attesa sui risultati del primo studio, che arriveranno in poche settimane. “Le terapie anticorpali come LY-CoV555 possono determinate sia la prevenzione che il trattamento della COVID-19, e possono essere particolarmente importanti per le categorie più colpite dalla malattia, come gli anziani e i pazienti con sistema immunitario compromesso”, ha dichiarato in un comunicato stampa il dottor Daniel Skovronsky, direttore scientifico e presidente dei Laboratori di ricerca di Eli Lilly.

"Entro la fine del mese, esamineremo i risultati di questo primo studio sull'uomo e intendiamo avviare studi di efficacia più ampi. Allo stesso tempo, mentre stiamo studiando la sicurezza e l'efficacia, stiamo anche iniziando la produzione su larga scala di questa potenziale terapia", ha aggiunto il professor Skovronsky. "Se LY -CoV555 dovesse diventare una soluzione a breve termine per la COVID-19, vogliamo essere pronti a somministrarlo ai pazienti il più rapidamente possibile, con l'obiettivo di rendere disponibili diverse centinaia di migliaia di dosi entro la fine dell'anno", ha concluso lo scienziato. La speranza è che il primo vero farmaco anti coronavirus testato sull'uomo dia i risultati sperati, gettando le basi per la strada che porterà all'eradicazione del patogeno.