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Coronavirus
29 Marzo 2021
16:19

L’olfatto perduto o alterato per COVID si può recuperare con la “fisioterapia” per il naso

Diversi studi hanno dimostrato che circa l’80 percento dei pazienti contagiati dal coronavirus SARS-CoV-2 sperimenta perdita o alterazione dell’olfatto, tra i sintomi più predittivi della COVID-19. La disfunzione olfattiva può persistere anche per mesi, tuttavia è possibile aiutarsi a recuperare più rapidamente grazie a una sorta di “fisioterapia” per il naso. Ecco come funziona.
A cura di Andrea Centini
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Tra i sintomi caratteristici della COVID-19, l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2, figurano anche l'anosmia e la parosmia, rispettivamente la perdita e l'alterazione dell'olfatto. Molti pazienti, dopo essere stati contagiati dal patogeno emerso in Cina, per diverso tempo non riescono più a sentire gli odori, mentre altri li percepiscono in maniera distorta e molto spesso disgustosa. Tra i cattivi odori segnalati figurano quelli di pesce fradicio, di bruciato-carbonizzato, dello zolfo, della candeggina e anche uno strano “dolciastro”, che i pazienti non sono stati in grado di associare a un odore naturale. Gli esperti ritengono che la perdita e l'alterazione dell'olfatto siano manifestazioni neurologiche, legate al fatto che il virus riesce ad aggredire direttamente le cellule del nervo olfattivo e l'area del bulbo, considerati anche l'“autostrada” che permette al patogeno di raggiungere il cervello dal naso.

Secondo lo studio “Objective Sensory Testing Methods Reveal a Higher Prevalence of Olfactory Loss in COVID-19–Positive Patients Compared to Subjective Methods: A Systematic Review and Meta-Analysis” pubblicato sulla rivista scientifica specializzata “Chemical Senses” da ricercatori del Monell Chemical Senses Center di Philadelphia, ben il 77 percento dei pazienti contagiati dal coronavirus SARS-CoV-2 sperimenta un qualche grado di alterazione e perdita dell'olfatto. Non a caso è considerato uno dei sintomi più predittivi della COVID-19; secondo una recente indagine dello University College di Londra in una significativa percentuale di pazienti può rappresentare anche l'unico sintomo sperimentato dell'infezione. Considerando il numero enorme di contagiati dal coronavirus, poco meno di 128 milioni nel mondo e 3,5 milioni in Italia, ci sono tantissime persone che hanno disturbi olfattivi in cerca di una soluzione. Alcuni esperti raccomandano che se a due settimane di distanza dalla comparsa tali disturbi sono ancora presenti, è possibile fare affidamento a un vero e proprio “allenamento olfattivo” per supportare il recupero, molto simile a un percorso fisioterapico.

Non si deve infatti immaginare a una terapia d'urto, ma a un lento (e tedioso) procedimento in cui si devono annusare alternativamente diversi potenti profumi due volte al giorno, al fine di stimolare il sistema olfattivo e riportarlo alla sua funzionalità originale. Talvolta questa procedura può durare mesi. “Non è una soluzione rapida”, ha dichiarato al New York Times la dottoressa Chrissi Kelly, membro del Global Consortium for Chemosensory Research e fondatrice di AbScent, un'organizzazione no profit con sede in Inghilterra e Galles che offre supporto alle persone con disturbi dell'olfatto. Come spiegato nell'articolo “Olfactory Dysfunction in COVID-19 – Diagnosis and Management” condotto da scienziati della Smell and Taste Clinic del Dipartimento di Otorinolaringoiatria dell'Università di Dresda e dell'Ear Institute dello University College di Londra, l'allenamento olfattivo comporta l'annusare ripetutamente e deliberatamente una serie di odori per 20 secondi ciascuno, almeno due volte al giorno per almeno 3 mesi (o più a lungo se possibile). Tra gli odori proposti nella terapia si usano “limone, rosa, chiodi di garofano ed eucalipto”. Viene raccomandata nei pazienti COVID con parosmia/anosmia persistente perché “ha un basso costo ed effetti avversi trascurabili”.

Come specificato dal New York Times, per molti esperti l'alterazione dell'olfatto è un sintomo di recupero dalla COVID-19, ed è proprio per questa ragione che si considera molto utile l'allenamento olfattivo per una rapida guarigione. Nello studio “Prevalence and 6‐month recovery of olfactory dysfunction: a multicentre study of 1363 COVID‐19 patients” guidato da scienziati della International Federations of Oto‐rhino‐laryngological Societies (YO‐IFOS) di Marsiglia, è stato dimostrato che tra i circa 1.400 pazienti con disfunzione olfattiva seguiti in 18 ospedali europei, la maggior parte di essi ha recuperato l'olfatto in 2 mesi e il 40 percento in un paio di settimane. Tutti erano stati invitati a seguire un allenamento olfattivo a casa come quello indicato in precedenza (anche se non si sa in quanti lo abbiano seguito scrupolosamente). A 6 mesi dal contagio, il 95 percento aveva recuperato dalla disfunzione.

Come spiegato dalla professoressa Pamela Dalton del Monell Chemical Senses Center, per seguire questa terapia i pazienti possono anche scegliere quattro odori forti a cui sono affezionati, dall'acqua di colonia preferita a spezie utilizzate in cucina. Anche i cattivi odori si possono includere, inoltre è possibile acquistare appositi kit che contengono gli odori dell'eucalipto, del limone, dei chiodi di garofano e della rosa. Il consiglio della dottoressa Kelly di AbScent è di annusare a tratti “come un coniglietto” invece di fare un'unica lunga annusata. Bisogna fare anche attenzione a non entrare in contatto con gli olii dei kit perché sono "molto concentrati". Durante il processo gli scienziati raccomandano anche di pensare intensamente all'odore di cui abbiamo memoria, che può rafforzare il meccanismo di guarigione. Normalmente i pazienti giovani recuperano prima degli anziani, e per chi impiega più tempo può essere utile anche tenere un diario annotando l'evoluzione della terapia.

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