Particelle di coronavirus SARS–CoV–2 (in rosso) invadono una cellula ciliata della mucosa olfattiva. Credit: Michael Laue / RKI e Carsten Dittmayer / Charité
in foto: Particelle di coronavirus SARS–CoV–2 (in rosso) invadono una cellula ciliata della mucosa olfattiva. Credit: Michael Laue / RKI e Carsten Dittmayer / Charité

Sino ad oggi non era chiaro come il coronavirus SARS-CoV-2 fosse in grado di raggiungere direttamente il cervello, ma grazie alle immagini dettagliate di una nuova ricerca gli scienziati hanno compreso il suo percorso "privilegiato". Il patogeno responsabile della COVID-19 entra nel cervello attraverso le cellule nervose della mucosa olfattiva, che sfrutta come una vera e propria porta d'ingresso. Da questo varco, estremamente vicino all'encefalo, risalirebbe il breve nervo olfattivo per raggiungere in modo rapido le cellule del tessuto cerebrale e aggredirle, esattamente come fanno altre forme di virus (ad esempio quello responsabile della rabbia e l'herpes simplex).

A dimostrare che la mucosa olfattiva rappresenta la "via" privilegiata dal coronavirus per colpire il cervello è stato un team di ricerca multidisciplinare tedesco guidato da scienziati dell'istituto Charité – Universitätsmedizin di Berlino, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Istituto di Neuropatologia dello University Medical Center di Gottinga, del centro di ricerca DRK Kliniken Berlin, del Robert Koch Institute e di altri istituti in Germania. Gli scienziati, coordinati dal professor Frank Heppner e dalla dottoressa Helena Radbruch del Dipartimento di Neuropatologia dell'istituto Charité, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato campioni di tessuto prelevati da oltre 30 pazienti deceduti a causa della COVID-19 (con un'età media di 72 anni).

Grazie ai test condotti in laboratorio, “il team ha trovato prove della presenza del virus in diverse strutture neuroanatomiche che collegano occhi, bocca e naso con il tronco cerebrale”, si legge in un comunicato stampa dell'istituto di Berlino. La più elevata carica virale è stata individuata proprio nella mucosa olfattiva. Attraverso sofisticate tecniche di imaging al microscopio elettronico hanno identificato particelle virali integre sia nelle cellule nervose che in quelle epiteliali di supporto. “Questi dati supportano l'idea che il SARS-CoV-2 sia in grado di utilizzare la mucosa olfattiva come porta d'ingresso per il cervello”, ha dichiarato il professor Heppner. “Ciò è supportato anche dalla stretta vicinanza anatomica delle cellule della mucosa, dei vasi sanguigni e delle cellule nervose nell'area. Una volta all'interno della mucosa olfattiva, il virus sembra utilizzare connessioni neuroanatomiche, come il nervo olfattivo, per raggiungere il cervello”, ha aggiunto lo scienziato, direttore del Dipartimento di Neuropatologia.

Cellula nervosa infettata dal SARS–CoV–2. Credit: Jonas Franz / Universitätsmedizin Göttingen
in foto: Cellula nervosa infettata dal SARS–CoV–2. Credit: Jonas Franz / Universitätsmedizin Göttingen

Il motivo per cui gli scienziati tedeschi hanno deciso di studiare questi tessuti risiede nel fatto che sono sempre più numerose le segnalazioni di sintomi neurologici nei pazienti contagiati. L'istituto Charité indica che oltre il 30 percento dei positivi sperimenta alterazione dell'olfatto e del gusto, vertigini, mal di testa, nausea e altre problematiche legate al sistema nervoso, che talvolta coinvolgono anche in ictus e altre gravi condizioni. Secondo un recente studio internazionale guidato da scienziati italiani della Clinica Neurologica III dell’Ospedale San Paolo e del Centro di ricerca “Aldo Ravelli” dell’Università Statale di Milano hanno indicato che il 75 percento dei pazienti che finisce al pronto soccorso per l'infezione ha manifestazioni neurologiche. Tra quelle citate figurano anche la compromissione della coscienza, l'agitazione psicomotoria e l'encefalopatia.

La dottoressa Radbruch ha specificato che non è chiaro il meccanismo che porta il patogeno a infettare le cellule nervose fino ad arrivare al cervello, ma è probabile che venga trasportato anche attraverso i vasi sanguigni, dato che la presenza del virus è stata rilevata “anche nelle pareti dei vasi sanguigni del cervello”. Poiché il virus è stato individuato anche in aree del cervello legate alla respirazione e ad altre funzioni vitali, secondo gli autori dello studio le difficoltà respiratorie dei pazienti COVID potrebbero essere amplificate anche da questo fattore, e non solo dalla polmonite bilaterale interstiziale e dalla sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) che il patogeno può innescare. Gli scienziati sottolineano che le particelle virali sono state trovate nella mucosa olfattiva di pazienti deceduti per COVID-19 grave, pertanto non è sicuro che questi risultati possano essere applicati anche a chi sviluppa la forma lieve e moderata della patologia. I dettagli della ricerca “Olfactory transmucosal SARS-CoV-2 invasion as a port of central nervous system entry in individuals with COVID-19” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Neuroscience.