L'inquinamento atmosferico (smog) può rendere più pericolosa la COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2. Agenti inquinanti alla stregua del particolato sottile (PM2.5), del biossido di azoto (NO2) e dell'ozono (O3), sono del resto noti per innescare infiammazione e stress ossidativo, con effetti negativi su cuore, apparato respiratorio e sistema immunitario. Basti pensare che ogni anno, secondo un rapporto dell'Agenzia Europea dell'Ambiente, lo smog uccide prematuramente oltre 500mila persone in Europa. Poiché cuore, polmoni e sistema immunitario sono profondamente coinvolti nelle complicanze della COVID-19, è intuitivo immaginare che un organismo debole a causa dell'esposizione cronica allo smog possa rispondere peggio all'infezione.

A confermarlo sono stati alcuni esperti intervenuti durante il webinar internazionale ‘Air pollution and Covid-19: mechanisms, preliminary findings and ways ahead‘ organizzato dalla Fondazione internazionale Menarini, un evento legato al progetto ‘RespiraMi' (seminario su inquinamento e salute che si tiene da alcuni anni a Milano). In base alle evidenze scientifiche attualmente disponibili, hanno dichiarato gli esperti intervenuti durante il meeting online, il particolato sottile non agisce come vettore del patogeno, in pratica non lo “trasporta” e non lo diffonde nell'aria, pertanto “lo smog è difficilmente responsabile di un'impennata nei contagi”. La dichiarazione contrasta con quanto evidenziato da una precedente ricerca condotta da scienziati della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), che aveva identificato particelle di RNA virale del SARS-CoV-2 sul particolato sottile PM10 (sottolineando tuttavia di non poter confermare se la carica virale individuata fosse sufficiente a innescare l'infezione).

Anche qualora non dovesse trasportare il virus, come indicato lo smog debilita l'organismo e ci disarma innanzi a un'infezione che, in base ai dati di un recente rapporto dell'Istituto Superiore della Sanità (ISS) e dell'ISTAT, in Italia è stata la diretta responsabile dell'89 percento dei decessi fra i positivi. Ciò significa che anche diverse persone con più malattie pregresse non sarebbero morte se non fossero state contagiate dal patogeno (nel nostro Paese, sulla base della mappa interattiva messa a punto dall'Università Johns Hopkins, risultano ad oggi circa 244mila infezioni complessive e oltre 35mila morti).

Gli scienziati intervenuti nel webinar, come riportato da AdnKronos, sottolineano che ad oggi gli studi “non sono in grado di dimostrare un rapporto causa-effetto tra smog e contagi”, ma appare chiaro come l'inquinamento atmosferico possa favorire una prognosi più sfavorevole in caso di contagio, esponendoci a un'infezione più aggressiva a causa dell'organismo “disarmato” dallo smog.