Lo smog in Europa uccide prematuramente oltre 500mila persone ogni anno, anche se si registra un lieve miglioramento nella qualità dell'aria. A sottolineare il drammatico dato, relativo a un'indagine condotta nel 2014, è il nuovo rapporto diffuso dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) di Copenaghen, che ha messo nel mirino gli inquinanti atmosferici prodotti da traffico stradale, industrie, centrali elettriche, agricoltura e persino quelli dei singoli nuclei familiari.

Le tre sostanze principali responsabili dei decessi sono il particolato atmosferico (PM 2.5), il biossido di azoto (NO2) e l'ozono troposferico (O3), sebbene alla prima delle tre venga attribuita larghissima parte delle responsabilità. In 41 paesi europei le cosiddette polveri sottili nel 2014 hanno infatti ucciso 428mila persone, delle quali 399mila nei 28 paesi membri della UE. Al secondo posto si piazza il biossido di azoto – prodotto dall'ossidazione del monossido di azoto scaturito dai processi di combustione – con 78mila decessi, mentre all'ultimo gradino del podio si piazza l'ozono troposferico, con 14mila morti.

I dati mostrano un lieve calo rispetto a quelli del 2013, sintomo che almeno alcune delle soluzioni e procedure adottate per contrastare i livelli di inquinanti stiano funzionando. Nel 2013 i morti furono 550mila. Nonostante i passi in avanti registrati, le esposizioni ai composti pericolosi per i cittadini europei sono ancora a livelli critici: basti pensare che nel 2015 l'82 percento della popolazione è stato esposto a valori di particolato sottile superiori a quelli delle linee guida divulgate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), mentre il 7 percento a quelli del limite annuale stabilito dalla UE. Per quanto concerne l'ozono troposferico, è stato ben il 95 percento della popolazione ad aver subito l'esposizione a valori maggiori di quelli indicati dall'OMS.

Gli autori del nuovo rapporto si sono concentrati principalmente sulle emissioni dei gas a effetto serra prodotti dell'agricoltura, uno dei settori nei quali le innovazioni tecnologiche per limitarle non sono state ancora introdotte nella misura ritenuta necessaria. L'UE ha sottolineato l'impegno al costante miglioramento della qualità dell'aria, considerata un “patrimonio della collettività”: i suoi effetti, oltre che sul numero impressionante di decessi – è la prima causa ambientale di morte prematura in Europa –, ha un sensibile impatto socioeconomico (riduzione dei giorni di lavoro e ingenti spese sanitarie) ed ecologico, producendo danni agli ecosistemi.

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