Enti americani e canadesi coordinati dalla Vancouver Fraser Port Authority hanno avviato un progetto di ricerca – chiamato ECHO Program – legato alla riduzione del rumore emesso dalle imbarcazioni, al fine di tutelare una specifica comunità di orche. La sua sopravvivenza è infatti costantemente minacciata dai fattori antropici, e uno dei principali pericoli è rappresentato proprio dall'eccessivo rumore. Com'è noto questi magnifici cetacei utilizzano una serie di click e fischi per comunicare fra loro e andare a caccia, suoni alla base del sistema di ecolocalizzazione che può essere letteralmente messo fuori gioco dai motori delle navi.

L'esperimento, avviato lo scorso 7 agosto, consiste nel ridurre la velocità a 11 nodi (dai 13 ai 18 previsti in base al tipo di natante) ed è stato messo a punto per proteggere i 78 esemplari di orca stanziale del sud (SRKW) che popolano un tratto di mare innanzi a Vancouver nella Columbia Britannica canadese. Nello specifico, il canale nel quale è prevista la riduzione dei decibel è tra l'isola Discovery e l'isola di Henry, dove transitano un centinaio di navi a settimana.

Quello messo a punto dai ricercatori è solo un test che si concluderà il prossimo 6 ottobre: le adesioni, su base volontaria, si attestano attorno al 50 percento degli armatori e dovrebbero essere sufficienti per valutare gli effetti della riduzione dei decibel. I ritardi previsti per le imbarcazioni sono stimati tra la mezz'ora e l'ora, per questa ragione le autorità locali hanno previsto alcuni incentivi per chi partecipa all'ECHO Program. Bonus e riduzioni delle tasse sono del resto già previsti per chi si impegna a ridurre con sistemi ad hoc la rumorosità dei natanti.

Una volta ottenuti i dati, i biologi marini potranno formulare un piano d'azione più strutturato e continuativo. Il rischio maggiore, spiegano gli studiosi impegnati nel progetto, risiede soprattutto nell'alimentazione delle orche, che nell'area vanno a caccia di salmoni e altri pesci. I cetacei, col tempo, potrebbero infatti cambiare del tutto strategia, o addirittura smettere di produrre i click, se il frastuono prodotto dalle imbarcazione dovesse continuare a impedirgli di cacciare normalmente.

La comunità di orche interessata dall'intervento, della quale faceva parte anche J2 o Granny, l'orca più vecchia del mondo morta a 105 di età all'inizio di quest'anno, non ha avuto la stessa “esplosione” in termini demografici di altre comunità stanziali delle aree limitrofe, e la causa potrebbe essere proprio legata all'inquinamento acustico. Quest'ultimo è un fenomeno che può avere un impatto devastante sugli ecosistemi, come dimostrato da un recente studio della Colorado State University.

[Foto di skeeze]