La flessione nelle emissioni di anidride carbonica (CO2) dovuta ai lockdown e alle altre restrizioni per la pandemia di COVID-19 non ha apportato alcun beneficio nelle concentrazioni del principale gas a effetto serra nell'atmosfera. A maggio del 2021, infatti, è stato toccato un nuovo drammatico record, pari a una media di ben 419,13 parti per milione (ppm) di CO2. Si tratta del valore più alto mai registrato nella storia delle rilevazioni sui livelli dell'inquinante, sintomo che stiamo continuando a immettere enormi quantità di carbonio attraverso le nostre attività basate sui combustibili fossili (e non solo): trasporti, produzione di energia elettrica, attività industriali, deforestazione e molto altro ancora, sono tutti fattori alla base di questo disastro ambientale, che sta catalizzando i cambiamenti climatici.

Ad annunciare il raggiungimento del nuovo record per la CO2 atmosferica gli scienziati della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e della Scripps Institution of Oceanography dell'Università della California di San Diego, calcolato sulla base dei rilievi del Mauna Loa Atmospheric Baseline Observatory. Questo osservatorio, piazzato in cima a un vulcano (il Mauna Loa) delle Isole Hawaii, è considerato il miglior rilevatore delle concentrazioni atmosferiche di CO2, grazie alla posizione strategica nel cuore dell'Oceano Pacifico, lontana da potenziali fonti di disturbo. Le prime indagini grazie ad esso furono condotte dallo scienziato dell'ateneo americano Charles David Keeling nel lontano 1958, seguito 16 anni dopo dai colleghi del NOAA. In 63 anni di attività non era mai stato registrato un picco così elevato; secondo gli esperti non veniva raggiunto sulla Terra da oltre 4 milioni di anni, durante il cosiddetto Pliocene Climatic Optimum, quando si stima che le concentrazioni di CO2 fossero attorno (o di poco superiori) alle 400 ppm. A marzo di quest'anno le misurazioni effettuate dai ricercatori della Scripps Institution of Oceanography avevano rilevato una media di 417,14 ppm, superiore al 50 percento di quella presente nel periodo antecedente alla Rivoluzione Industriale, il motore alla base delle emissioni di carbonio.

“Stiamo aggiungendo all'atmosfera circa 40 miliardi di tonnellate di inquinamento da CO2 ogni anno”, ha dichiarato in un comunicato stampa il dottor Pieter Tans, ricercatore senior presso il Global Monitoring Laboratory del NOAA. “Questa è una montagna di carbonio che scaviamo dalla Terra, bruciamo e rilasciamo nell'atmosfera sotto forma di CO2 anno dopo anno. Se vogliamo evitare l'impatto catastrofico dei cambiamenti climatici, la massima priorità deve essere ridurre a zero l'inquinamento da CO2 il prima possibile”, ha chiosato l'esperto. Non a caso, se non si riuscirà a centrare l'obiettivo di contenere l'aumento delle temperature medie previsto con l'Accordo di Parigi sul Clima, per molti scienziati l'umanità è destinata ad andare incontro a “sofferenze indicibili”. Innalzamento del livello del mare tale da sommergere intere regioni e metropoli costiere, carestie, siccità, incendi devastanti, guerre per le risorse e il territorio, diffusione di patologie tropicali, eventi atmosferici devastanti e riduzione della biodiversità sono solo alcune delle conseguenze che ci attendono nel giro di pochi decenni.

“L'ultima manopola di controllo sulla CO2 atmosferica sono le emissioni dei combustibili fossili. Ma abbiamo ancora molta strada da fare per fermare l'aumento, poiché ogni anno più CO2 si accumula nell'atmosfera. Abbiamo definitivamente bisogno di tagli che sono molto più significativi e sostenibili a lungo di quelli legati ai blocchi per la pandemia nel 2020”, ha dichiarato il geochimico Ralph Keeling, figlio del pioniere sugli studi dell'anidride carbonica atmosferica. Gli scienziati sottolineano che la soluzione a questo problema è innanzi ai nostri occhi, grazie alle fonti di energia rinnovabili come l'eolica e la solare, ma è fondamentale dare un taglio netto col passato al più presto.