Dall'inizio dell'anno nella Foresta Amazzonica sono state appiccate decine di migliaia di incendi, oltre l'80 percento in più di quelli rilevati nel 2018. Si tratta di una vera e propria catastrofe ambientale; basti pensare alla ricchissima biodiversità dell'Amazzonia – che si estende per 7,7 milioni di chilometri -, alle sostanze nocive immesse nell'atmosfera e al fatto che la foresta pluviale gioca un ruolo prezioso nel regolare il clima e i cicli del carbonio e dell'acqua globali. Non a caso viene soprannominata il “polmone verde” della Terra. Del resto, come affermato dal professor Scott Denning, docente di Scienze dell'atmosfera presso l'Università Statale del Colorado, quasi tutto l'ossigeno presente nell'aria viene prodotto dalla fotosintesi, e un terzo di questa reazione avviene proprio nelle foreste tropicali, delle quali l'Amazzonia ne è la principale. Nonostante ciò, affermare che il 20 percento dell'ossigeno della Terra derivi dall'Amazzonia, come circolato a più riprese sul web negli ultimi giorni, non è corretto. Una percentuale più accurata, infatti, è circa il 6 percento secondo lo scienziato Jon Foley e altri esperti. Ma anche se tutta l'Amazzonia andasse perduta il livello di ossigeno globale non scenderebbe di tale percentuale, poiché lo scarto tra quello immesso in atmosfera e quello consumato è estremamente basso.

Il malinteso. Da quando la situazione in Amazzonia è precipitata diverse figure di spicco hanno diffuso sulla rete il malinteso del 20 percento dell'ossigeno; fra esse figura il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, con un celebre cinguettio pubblicato su Twitter: “La nostra casa sta bruciando. Letteralmente. L'Amazzonia, il polmone del nostro pianeta che produce il 20% del nostro ossigeno è in fiamme”. Macron ha poi aggiunto che avrebbe discusso dell'emergenza con i Membri del G7 a Biarritz, come poi effettivamente avvenuto. Anche il famoso astronauta e scienziato della NASA Scott Kelly ha pubblicato su Twitter un appello drammatico, facendo riferimento alla controversa questione dell'ossigeno: “La deforestazione cambia il volto del nostro pianeta. Tra il mio primo volo nel 1999 e l'ultimo nel 2016, ho notato una differenza in Amazzonia. Meno foresta e più campi in fiamme. La Foresta Amazzonica produce oltre il 20% dell'ossigeno nel mondo. Abbiamo bisogno di O2 per sopravvivere!”. L'indicazione è stata inoltre riportata su varie immagini del movimento “PrayForAmazon”. In breve tempo, catalizzata anche dai post di personaggi famosi e autorevoli, l'informazione distorta è diventata di dominio pubblico.

Bilancio prossimo allo zero. Come indicato dal professor Scott Denning, praticamente tutto l'ossigeno prodotto dalla fotosintesi – la maggior parte del quale deriva da alghe marine – viene consumato dagli organismi viventi attraverso la respirazione e anche dagli incendi. Gli alberi rilasciano continuamente foglie morte, rami e altri rifiuti al suolo che vengono colonizzati da batteri, funghi e insetti, e attraverso i processi di decomposizione consumano una grandissima quantità di ossigeno. Maggiori sono le dimensioni degli alberi e minore risulta il bilancio positivo di ossigeno immesso nell'atmosfera rispetto a quello consumato. Negli anni di grande siccità, quando bruciano e muoiono tanti alberi il bilancio netto di ossigeno immesso dalle foreste in atmosfera è prossimo allo zero. Va sottolineato che la principale fonte di ossigeno del mondo è il fitoplancton marino, ma anche in questo caso quello immesso viene consumato dal ciclo della respirazione che coinvolge la fauna marina. Ma allora da dove deriva l'ossigeno che respiriamo? Il 20,95 percento di ossigeno che compone l'atmosfera terrestre si è accumulato dopo milioni di anni, proprio grazie allo scarto leggermente in favore dell'ossigeno immesso in atmosfera (attraverso la già citata fotosintesi) rispetto a quello consumato. Il professor Denning ha sottolineato che se anche dovesse bruciare tutta la materia organica – compresa la Foresta Amazzonica – presente sulla Terra avremmo una perdita di ossigeno atmosferico minore dell'1 percento. Insomma, non bisogna preoccuparci di morire asfissiati a causa degli incendi in Amazzonia. Nonostante ciò, quello che sta avvenendo nella foresta pluviale più grande del mondo è comunque una catastrofe ambientale immensa. Per via della biodiversità e delle popolazioni indigene che la popolano e per il fatto che gli incendi immettono in atmosfera enormi quantità di anidride carbonica (il principale dei gas serra) e monossido di carbonio (un gas velenoso), catalizzando i cambiamenti climatici e riducendo la qualità dell'aria che respiriamo.