La vita nello spazio modifica il DNA degli astronauti e provoca una vera e propria ‘esplosione di geni', che si accendono e spengono all'impazzata attraverso un processo noto come metilazione. Il curioso fenomeno si presenta non appena si arriva nello spazio e prosegue per un certo periodo anche una volta rientrati sulla Terra. Lo ha scoperto un team di ricercatori della facoltà di Medicina presso la prestigiosa Cornell University di New York, che assieme a studiosi di altri 11 atenei americani è impegnato nell'affascinante “Twins Study” della NASA, che vede coinvolti i due ex astronauti gemelli Mark e Scott Kelly.

La ricerca abbraccia un periodo specifico, ovvero quello tra marzo 2015 e marzo 2016, quando Scott Kelly fu a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Il suo DNA è stato costantemente monitorato dagli scienziati assieme a quello del fratello gemello Mark, rimasto sulla Terra. Ciò ha permesso agli studiosi di tenere traccia di ogni minimo cambiamento nei geni dei due, facendo già emergere alcuni dettagli interessanti già all'inizio di quest'anno, dopo l'analisi dei dati preliminari. Gli studiosi, coordinati dal professor Chris Mason, scoprirono curiosamente che i telomeri di Scott, ovvero le porzioni terminali dei cromosomi, si erano allungati, un dato opposto a quello atteso, dato che l'accorciamento dei telomeri è associato all'invecchiamento e allo stress.

Per avere una panoramica definitiva sull'affascinante studio sarà necessario attendere il 2018, ma i ricercatori hanno fatto trapelare qualche nuovo dettaglio sul sito ufficiale della NASA. Le nuove indagini hanno rilevato che nel DNA degli astronauti avvengono dei veri e propri “fuochi d'artificio”, come li ha chiamati il professor Mason. “Una delle cose più entusiasmanti che abbiamo visto studiando l'espressione dei geni nello spazio è che si verifica un'esplosione, come fuochi d'artificio, non appena il corpo umano arriva nello spazio”, ha sottolineato lo studioso. “Grazie a questo studio abbiamo visto migliaia e migliaia di geni che cambiano il modo in cui vengono accesi e spenti – ha aggiunto Mason -, ciò avviene non appena gli astronauti arrivano nello spazio, e una parte di questa attività persiste per qualche tempo anche dopo il ritorno sulla Terra”.

I risultati finali del Twins Study saranno utilissimi per comprendere quali sono i rischi molecolari per chi si trova nello spazio, anche alla luce dei futuri viaggi verso Marte e magari nel cuore dello spazio profondo. Gli astronauti che si trovano a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, la cui vita non è sempre ‘piacevole', come sottolineato dallo stesso Scott Kelly nella sua autobiografia, devono fare già i conti con l'atrofia muscolare, la riduzione nella densità ossea e un abbassamento della vista. Sono tutte condizioni per le quali debbono prendere serie precauzioni, come ad esempio un'intensa sessione di esercizi fisici quotidiana.

[Credit: NASA]