Secondo un recente rapporto dell'ONU, entro il 2050 i batteri resistenti agli antibiotici (i cosiddetti superbatteri) uccideranno 10 milioni di persone ogni anno, 450mila delle quali soltanto in Italia, in base a un altro rapporto stilato dall’Associazione delle imprese del farmaco (Farmindustria). La resistenza agli antibiotici è considerato uno dei problemi di salute pubblica globale, per questa ragione un team di esperti, dopo un meeting tenutosi a Londra nel 2019, ha deciso di mettere a punto nuove linee guida per combatterla. Al centro del nuovo approccio c'è la casa, l'ambiente domestico, la cui igiene è considerata un baluardo contro la diffusione di infezioni letali.

A preparare il nuovo documento è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della Scuola di Farmacia dell'Università di Cardiff, Regno Unito, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della London School of Hygiene and Tropical Medicine, del Dipartimento di Microbiologia dell'Istituto Pasteur di Parigi, dell'Università del KwaZulu-Natal di Durban (Sud Africa), della Scuola di Medicina dell'Università di Washington e di altri istituti sparsi per il mondo. Gli scienziati, coordinati dal professor Jean-Yves Maillard, docente di Scienze Farmaceutiche presso l'ateneo britannico, hanno affermato che una buona igiene della casa contribuisce a contrastare la resistenza agli antibiotici principalmente in due modi: primo, previene il rischio di infezioni, riducendo la necessità di prescrivere antibiotici per combatterle (la prescrizione esagerata di questi farmaci è un problema particolarmente rilevante in Italia); secondo, perché previene la diffusione da persona a persona di infezioni causate dai superbatteri. “Se combinata con la fornitura di acqua pulita e servizi igienici, un'igiene mirata può ridurre la circolazione di batteri resistenti nelle case e nelle comunità, indipendentemente dall'indice di sviluppo umano di un paese (sviluppo sociale ed economico complessivo)”, si legge nell'abstract dello studio pubblicato dagli scienziati.

Nel documento è stato dimostrato che quando si igienizza la casa in modo “intelligente”, cioè valutando il rischio e intervenendo nei luoghi più ad alto rischio, quali la cucina e il bagno, si riduce al minimo il rischio di infezioni. Igienizzando le suddette superfici e mantenendo pulite anche le mani dei bambini, è stato rilevato che si abbatte del 30 percento la necessità di prescrivere antibiotici per le comuni infezioni respiratorie. Il problema principale risiede nel fatto che ad oggi l'antibiotico resistenza viene affrontata soprattutto in ambito ospedaliero, ma è solo coinvolgendo in modo sistematico l'igiene delle case che si riuscirà a evitare l'ecatombe prevista fra trenta anni. Per questa ragione Maillard e colleghi hanno lanciato un appello, invitando “i responsabili politici, le agenzie sanitarie e gli operatori sanitari nazionali e internazionali a riconoscere ulteriormente l'importanza di un'igiene mirata negli ambienti domestici e della vita quotidiana per prevenire e controllare le infezioni, in una ricerca unificata per affrontare la resistenza antimicrobica”.

Per raggiungere gli obiettivi prefissati, le misure di igiene domestica dovrebbero essere incluse nelle linee guida internazionali entro il 2022 e non oltre il 2025 per quelli nazionali. A causa della pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 abbiamo imparato quanto è importante curare l'igiene personale e quella degli ambienti che si frequentano per proteggerci; gli studiosi sottolineano che da questa esperienza possiamo imparare molto proprio per combattere la resistenza agli antibiotici, un'emergenza troppo spesso sottovalutata. Già oggi è un problema assai rilevante in Italia; basti pensare che ogni anno a causa di essi muoiono circa 11mila persone, un terzo di tutti i decessi che si registrano in Europa. I dettagli dello studio “Reducing antibiotic prescribing and addressing the global problem of antibiotic resistance by targeted hygiene in the home and everyday life settings: A position paper” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata American Journal of Infection Control.