L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, meglio conosciuta con l'acronimo di OCSE, ha esortato l'Italia a ridurre il numero di prescrizioni di farmaci antibiotici. Nel nostro Paese, infatti, se ne prescrivono – e di conseguenza consumano – decisamente troppi. Basti pensare che, in base alle statistiche del 2017, il numero di dosi giornaliere prescritte in Italia per le cure primarie era di 28 dosi ogni mille abitanti, rispetto a una media di 18 per i Paesi dell'OCSE (36). Si tratta del secondo dato più elevato in questa specifica cerchia di nazioni.

Il rischio principale dell'eccessivo consumo di antibiotici risiede nella diffusione dei batteri resistenti, che si fortificano generazione dopo generazione proprio per l'eccessivo utilizzo di farmaci destinati a contrastarli. L'antibiotico-resistenza è un problema di sanità pubblica molto serio in Italia; basti pensare che nel settimo Congresso Internazionale AMIT (Argomenti di malattie infettive e tropicali) tenutosi a Milano a marzo, gli esperti hanno dichiarato che nel nostro Paese, ogni anno, perdono la vita ben 10 mila persone a causa dei super batteri. Si tratta di circa un terzo delle 33.100 persone che muoiono per questa causa in tutta Europa. La bacchettata dell'OCSE è rivolta anche ai singoli pazienti, che spesso assumono antibiotici senza consultarsi col medico, anche per trattare malanni per i quali sono del tutto inefficaci (come le patologie virali alla stregua dell'influenza).

Tra gli altri dati rilevanti del rapporto “Health at a glance” diffuso dall'OCSE, vi è quello relativo alla spesa per il settore sanitario pubblico; in Italia si spendono poco più di 3.400 dollari a persona, contro i circa 4mila (in media) degli altri Paesi dell'OCSE e i 10.500 dollari degli Stati Uniti. Nonostante la spesa sanitaria inferiore, in Italia abbiamo la quarta aspettativa di vita più alta tra i 36 Paesi dell'OCSE, ovvero 83 anni. Alla luce di una popolazione che invecchia, l'OCSE suggerisce inoltre di approntare un sistema sanitario adeguato per affrontare questa situazione. Gli italiani che si valutano non in buona salute, secondo il rapporto, sono il 6 percento contro l'8,7 percento della media OCSE. Consumiamo inoltre meno alcol e gli adulti obesi o in sovrappeso sono il 46 percento contro il 56 percento della media OCSE. Discorso opposto per i più piccoli; l'Italia è al secondo posto dei Paesi OCSE per bimbi con problemi di peso.