Credit: NASA/ChrisB
in foto: Credit: NASA/ChrisB

Colpo di scena sulla Stazione Spaziale Internazionale: il foro di due millimetri trovato sulla navetta Soyuz attraccata al laboratorio orbitante non è stato provocato da un microscopico meteorite o dal detrito di un satellite, bensì da mano umana e dall'interno dello scafo. In base alle prime informazioni rilasciate dall'agenzia di stampa russa RIA Novosti, il buco sarebbe stato fatto sulla Terra con un trapano da un operaio negligente, che ha provato a nascondere le tracce del danno con una colla anziché avvisare i superiori del problema. La ‘riparazione' messa in atto dall'uomo si è però alterata quando la Soyuz è giunta nello spazio, dando vita ai problemi di pressione rilevati a bordo. Questa è l'ipotesi più probabile, ma è serpeggiata anche quella del sabotaggio, ovvero di un atto deliberato. Del resto, per quanto minuscola, la falla col tempo avrebbe privato del tutto di aria la Stazione Spaziale Internazionale. Fortunatamente i sensori hanno ravvisato la perdita di pressione e gli astronauti sono riusciti a intervenire.

Quando è circolata la notizia del foro sulla ISS si parlò subito di micro meteorite o frammento di spazzatura spaziale, ma l'immagine diffusa dalla NASA mostra chiaramente i segni provocati da un trapano. “L'ipotesi dell'impatto di un meteorite è stata scartata perché lo scafo della nave spaziale era evidentemente colpito dall'interno”, ha dichiarato all'agenzia TASS Dmitry Rogozin, il capo della Roscomos, l'Agenzia Spaziale Russa. “È stato fatto da una mano umana, ci sono tracce di un trapano che scorre lungo la superficie”, ha aggiunto il dirigente, sottolineando la necessità di individuare quanto prima l'autore o gli autori di questo gravissimo atto.

In base a quanto riportato dall'agenzia RIA Novosti, che ha contattato una fonte anonima di Energia Rocket and Space Corporation, l'azienda che si è occupata della costruzione della Soyuz, il responsabile sarebbe già stato individuato e punito dalla dirigenza. Incredibilmente, la sua riparazione con la colla sigillante ha resistito per ben due mesi nello spazio, superando brillantemente anche tutti i rigorosi test di pressione fatti sulla Soyuz prima del lancio, avvenuto nel mese di giugno.

La teoria dell'impatto con un piccolo oggetto esterno aveva acquisito autorevolezza anche perché suffragata dall'ex astronauta Scott Kelly, celebre per aver partecipato a un affascinante studio sui gemelli assieme al fratello Mark (anch'egli ex astronauta) e per la sua recente autobiografia. In essa ha citato diversi aneddoti proprio sulla Stazione Spaziale Internazionale, compreso il rischio di un incidente potenzialmente fatale occorso a un cosmonauta russo.