Lo strumento MOXIE installato sul rover Perseverance. Credit: NASA
in foto: Lo strumento MOXIE installato sul rover Perseverance. Credit: NASA

Grazie a uno dei suoi preziosi strumenti scientifici, il rover Perseverance della NASA è riuscito a generare ossigeno dall'anidride carbonica presente nell'atmosfera di Marte, per il 96 percento composta proprio dalla CO2. Si tratta di una vera e propria pietra miliare nella storia dell'esplorazione spaziale, che getta le basi per le future missioni umane sul Pianeta Rosso. Poter produrre ossigeno in loco, infatti, non solo garantirà scorte necessarie alla respirazione dei coraggiosi astronauti, ma anche di alimentare i razzi per i viaggi di ritorno. Servono infatti decine di tonnellate di ossigeno per far decollare i razzi lanciatori e, considerando i costi e la distanza tra Terra e Marte, sicuramente è meno dispendioso e più efficiente produrre i composti necessari direttamente sul posto, invece che trasportarli con i voli di andata.

Ma come ha fatto il rover Perseverance (da circa 60 "sol" su Marte) a produrre ossigeno dall'anidride carbonica? Il merito è dello strumento MOXIE, acronimo di Mars Oxygen In-Situ Resource Utilization Experiment. Si tratta di una piccola scatola (dalle dimensioni di un tostapane) in lega di Nichel e altri materiali resistenti al calore, che attraverso un compressore scroll, riscaldatori e un filtro HEPA è in grado di scindere l'anidride carbonica dell'atmosfera marziana in atomi di ossigeno e monossido di carbonio (composto che viene scartato). Il processo richiede una temperatura d'esercizio di ben 800° C, per questa ragione il MOXIE è rivestito da una sottile lamina d'oro e sfrutta un aerogel per proteggere dal calore prodotto sia il rover Perseverance che gli altri strumenti scientifici a bordo.

Come indicato dalla NASA in un comunicato stampa, nel suo primo test operativo il MOXIE ha ottenuto 5 grammi di ossigeno, che sono sufficienti a garantire la respirazione a un astronauta per 10 minuti. Lo strumento può produrre fino a 10 grammi dell'elemento ogni ora. Naturalmente sono concentrazioni molto basse, che servono solo a dimostrare la fattibilità della produzione. Come sottolineato dal dottor Michael Hecht, ingegnere del Massachusetts Institute of Technology (MIT) che ha costruito lo strumento, una versione da una tonnellata del MOXIE potrebbe facilmente produrre le 25 tonnellate di ossigeno necessarie per il decollo di un razzo dal Pianeta Rosso. Non è dunque fantascientifico ipotizzare che in futuro, quando le missioni su Marte saranno realmente pianificate, l'uomo non possa inviare sul pianeta grandi serbatoi associati a questi dispositivi, per avere vere e proprie fabbriche di ossigeno sul posto.

Inizialmente si pensava che la soluzione migliore per generare ossigeno potesse essere il prelievo dal ghiaccio diffuso ai poli marziani, ma poterlo ottenere ovunque dalla flebile atmosfera è verosimilmente la soluzione più pratica e meno costosa. “Questo è un primo passo fondamentale per convertire l'anidride carbonica in ossigeno su Marte”, ha dichiarato Jim Reuter, amministratore della sezione STMD (Space Technology Mission Directorate (STMD) della NASA . “MOXIE ha ancora molto lavoro da fare, ma i risultati di questa dimostrazione tecnologica sono ricchi di promesse, mentre ci dirigiamo verso il nostro obiettivo di vedere un giorno gli esseri umani su Marte. L'ossigeno non è solo ciò che respiriamo. Il propellente per missili dipende dall'ossigeno e i futuri esploratori dipenderanno dalla produzione di propellente su Marte per il viaggio di ritorno”, ha aggiunto lo scienziato.

 

La pionieristica produzione di ossigeno su Marte è stata ottenuta solo 24 ore dopo il volo del drone-elicottero Ingenuity, il primo velivolo a motore a decollare e volare in un pianeta diverso dalla Terra. L'obiettivo principale del rover Perseverance resta tuttavia la “caccia” alla vita aliena, passata e perché no, anche presente. La speranza è che arrivi un segnale positivo anche da questa straordinaria e affascinante ricerca.