La più grande estinzione di massa che ha colpito la Terra, quella del Permiano-Triassico avvenuta 252 milioni di anni fa, sarebbe stata provocata da enormi buchi nello strato di ozono, lo “scudo” che ci protegge dalle letali radiazioni provenienti dallo spazio. A determinarlo un team di ricerca del Dipartimento di Biologia Integrativa e del Museo di Paleontologia dell'Università di Berkley, in California, che ha condotto alcuni esperimenti con bonsai di pino mugo (Pinus mugo), una pianta sempreverde che cresce normalmente sulle Alpi.

All'epoca del catastrofico evento, il cui nome completo è estinzione di massa Permiano–Triassico (P–Tr), naturalmente non c'era l'uomo con le sue sostanze inquinanti – come i clorofluorocarburi (CFC) oggi vietati – a devastare lo strato di ozono, dunque alla base vi è stato un evento naturale. Il principale indiziato è la cosiddetta “Trappola Siberiana”, una imponente serie di eruzioni vulcaniche nel nord della Russia, che sarebbero durate fino a un milione di anni. Secondo le stime, campi di lava occuparono 5 milioni di chilometri quadrati e avevano uno spessore di ben 300 metri.

Credit: Jeffrey Benca, UC Berkeley
in foto: Credit: Jeffrey Benca, UC Berkeley

Un fenomeno di questa portata proiettò nello spazio quantità enormi di gas vulcanici – in particolar modo alocarburi come cloruro di metile e bromuro di metile – in grado di erodere lo strato di ozono, e aprire così le porte alle pericolosissime radiazioni. Il risultato fu una vera e propria catastrofe, tanto che l'estinzione del Permiano è nota come “Great Dying”, la Grande Moria: basti pensare che scomparve l'81 percento delle specie marine, il 70 percento dei vertebrati terrestri e vi fu l'unica estinzione di massa di insetti conosciuta.

Per comprendere il modo in cui si è avviò una simile strage, il coordinatore della ricerca Jeffrey P. Benca e i suoi colleghi hanno provato a simulare gli effetti delle eruzioni vulcaniche sull'ozono, esponendo sessanta piante di pino mugo a radiazioni UV-B sino a 13 volte più forti di quelle che arrivano oggi sulla Terra. Gli scienziati hanno bombardato i bonsai con potenti lampade UV-B per diverso tempo, aumentando il dosaggio delle radiazioni passo dopo passo. I risultati sono stati sterilità e polline malformato, come quello ritrovato nei depositi fossili del Permiano.

Nessuno dei pini è morto, e quando sono stati esposti alla normale luce solare sono tutti tornati in salute, tuttavia le eruzioni vulcaniche del Permiano durarono per centinaia di migliaia di anni, determinando di fatto la scomparsa di intere foreste e specie vegetali. Essendo alla base della catena alimentare, hanno trascinato alla morte una moltitudine di specie animali. Per riprendersi, la biodiversità impiegò 10 milioni di anni. Per questa ragione è così importante vietare le sostanze inquinanti in grado di assottigliare e "bucare" l'ozonosfera. I dettagli dell'affascinante ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science Advances.

[Credit: NASA]