Lo scherma dei sintomi. Credit: Yuqing Liu / Insider
in foto: Lo scherma dei sintomi. Credit: Yuqing Liu / Insider

A settembre 2020 nell'Inghilterra sudorientale è stata identificato per la prima volta il lignaggio del coronavirus SARS-CoV-2 chiamato B.1.1.7 o (Variant of Concern 202012/01 – VOC-202012/01), meglio conosciuto col nome di “variante inglese”. Questo nuovo ceppo del patogeno nel giro di poche settimane è divenuto quello dominante in diverse aree del Regno Unito, ed è stato identificato anche in diversi altri Paesi. A causa della maggiore trasmissibilità e della potenziale superiore mortalità, si tratta di una delle varianti che preoccupano maggiormente autorità e scienziati, assieme a quelle sudafricana e brasiliana. La variante B.1.1.7 è costantemente sotto la lente di ingrandimento degli esperti che ne stanno studiando le caratteristiche, legate alle diverse mutazioni individuate, alcune delle quali concentrate sulla proteina S o Spike del coronavirus e responsabili della maggiore contagiosità. Secondo un nuovo rapporto pubblicato dagli scienziati dell'Office for National Statistics (ONS), nei positivi contagiati dalla variante inglese si manifesterebbero anche  alcune differenze nei sintomi sperimentati, rispetto a chi contrae la COVID-19 da lignaggio “selvatico”, quello emerso a Wuhan.

Com'è noto il coronavirus SARS-CoV-2 è un patogeno respiratorio, tuttavia può innescare un ampio ventaglio di sintomi e complicanze che possono abbracciare praticamente ogni organo e tessuto del nostro, poiché colpiti sia direttamente che indirettamente dall'infezione (ad esempio attraverso i coaguli di sangue e la “tempesta di citochine” per i casi più severi). I sintomi più comuni, come indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dal Ministero della Salute e dai CDC americani, sono febbre, tosse secca e difficoltà respiratorie (dispnea), ma figurano anche problemi gastrointestinali, mal di testa, naso che cola (rinorrea), dolori muscolari e articolari, mal di gola e perdita dell'olfatto (anosmia) e alterazione del gusto (disgeusia). Questi ultimi sono sintomi neurologici dovuti all'aggressione del patogeno al nervo/bulbo olfattivo, e non sono legati al “naso chiuso” tipico dei raffreddori o di altre sindromi influenzali e parainfluenzali.

Analizzando i dati di migliaia di pazienti britannici positivi al coronavirus SARS-CoV-2 e sintomatici, gli scienziati dell'Office for National Statistics hanno stilato una tabella nella quale sono state indicate le percentuali di comparsa di determinati sintomi in relazione alla variante contratta. In parole semplici, si tratta di uno schema che indica la prevalenza dei sintomi per il lignaggio B.1.1.7 e per il ceppo originale. Vediamolo qui di seguito:

Tosse

Rilevata nel 28 percento dei casi con variante originale del patogeno

Rilevata nel 35 percento dei casi con variante inglese B.1.1.7 o Variant of Concern 202012/01

Febbre

Sintomo rilevato in circa il 19 percento dei casi contagiati dal ceppo originale

Circa il 22 percento dei casi è legato alla variante inglese

Difficoltà respiratorie

Nessuna differenza tra variante inglese e ceppo di Wuhan

Mal di testa

Differenza statisticamente non rilevante tra i due lignaggi del patogeno

Perdita del gusto

Sintomo rilevato nel 18 percento dei casi contagiati dal ceppo originale

Circa il 15 percento dei casi è legato alla variante inglese

Diarrea

Nessuna o poca differenza tra variante inglese e ceppo selvatico

Perdita dell'olfatto (disgeusia)

Circa il 19 percento dei casi associato alla variante originale

Circa il 16 percento dei casi è associato alla variante inglese B.1.1.7 o Variant of Concern 202012/01

Dolori muscolari

Sintomo rilevato in circa il 21 percento dei casi contagiati dal ceppo originale

Circa il 24 percento dei casi è legato alla variante inglese

Mal di gola

Circa il 19 percento dei casi associato alla variante originale

Circa il 22 percento dei casi è associato alla variante inglese

Nausea e vomito

Nessuna differenza tra variante inglese e lignaggio originale del coronavirus

Dolore addominale

Nessuna o poca differenza tra variante inglese e ceppo selvatico

Questi dati mostrano chiaramente che non vi sono differenze sostanziali tra l'infezione sintomatologica prodotta dalla variante inglese rispetto a quella del ceppo originale, e solo attraverso l'analisi genomica condotta in laboratori si può avere la certezza di quale lignaggio si è contratto. Ciò nonostante, i risultati suggeriscono che tosse, dolori muscolari e mal di gola sono più probabili in caso di contagio con la variante inglese. I dettagli del rapporto “Coronavirus (COVID-19) Infection Survey: characteristics of people testing positive for COVID-19 in England”, messo a punto in collaborazione con gli scienziati dell'Università di Oxford, dell'Università di Manchester, dell'agenzia Public Health England e del Wellcome Trust sono stati pubblicati sul sito ufficiale dell'Office for National Statistics.