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Covid 19
12 Novembre 2020
12:23

La COVID e quella fatica che non se ne va per mesi: il 50% dei guariti continua a sentirla

Sottoponendo a specifici test un gruppo di pazienti guariti dalla COVID-19, l’infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2, un team di ricerca irlandese ha determinato che circa il 50 percento di essi sperimentava affaticamento persistente. La fatica cronica era indipendente dalla gravità della malattia. Più esposti le donne e chi aveva avuto una storia di ansia e depressione.
A cura di Andrea Centini
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Le conseguenze a lungo termine della COVID-19, l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2, non sono ancora perfettamente comprese dagli scienziati, trattandosi di una nuova patologia, tuttavia col passare del tempo vengono individuati sempre più segni e sintomi legati al contagio. Gli scienziati hanno individuato una vera e propria condizione chiamata “sindrome del COVID lungo” o Long COVID, come dimostrato da uno studio guidato da scienziati del King's College di Londra, caratterizzata da strascichi che si protraggono per mesi dopo la guarigione. Tra le manifestazioni della Long COVID vi è un affaticamento persistente, che può essere equiparato a una sindrome da fatica cronica post-virale. Un nuovo studio ha rilevato questo sintomo nel 50 percento dei pazienti coinvolti a diverse settimane dal superamento dell'infezione.

A determinare che l'infezione da coronavirus SARS-CoV-2 può innescare affaticamento persistente è stato un team di ricerca irlandese composto da scienziati del Dipartimento di Immunologia dell'Ospedale St. James e del Trinity Translational Medicine Institute presso il Trinity College Dublino. Gli scienziati coordinati dai professori Ciaran Bannan, Niall Conlon, Liam Townsend e Adam H. Dyer hanno sottolineato in un comunicato stampa che la stanchezza è una manifestazione comune fra coloro che sviluppano sintomi in seguito al contagio, ma le conseguenze a lungo termine non erano ben note. Pertanto hanno deciso di coinvolgere in uno studio ad hoc circa 130 persone, tutte infettate dal coronavirus e trattate in regime ambulatoriale o ricoverate presso l'Ospedale St. James. I partecipanti erano in maggioranza donne (55 percento) e l'età media era di circa 50 anni.

I volontari sono stati seguiti per un periodo più o meno lungo in base al tipo di trattamento ricevuto, e sono stati tutti sottoposti a test standardizzati in grado di evidenziare la presenza di fatica cronica. Incrociando tutti i dati è emerso che, a sei settimane dalla guarigione dalla fase acuta della COVID-19, poco più del 52 percento dei partecipanti presentava affaticamento persistente, sulla base del punteggio ottenuto nella Chalder Fatigue Scale (CFQ-11). Il 42,2 percento ha invece dichiarato di essersi completamente ripreso dall'infezione. Gli scienziati sottolineano che non c'era alcuna correlazione tra la gravità della malattia sperimentata e lo sviluppo della fatica cronica, quindi può manifestarsi anche in chi sviluppa sintomi lievi. Le donne e chi aveva avuto una storia di ansia e depressione erano le categorie a rischio maggiore di sperimentare la condizione.

In un articolo pubblicato su The Conversation alcune settimane addietro, il professor Frances William del King's College di Londra aveva dichiarato che la stanchezza persistente rilevata in diversi pazienti coinvolti nel “COVID Symptom Study” era legata anche al trauma della pandemia. “Le persone che hanno combattuto con la COVID-19 hanno avuto più di una semplice infezione virale. La loro malattia si è verificata durante un cambiamento sociale senza precedenti, quando sono state imposte restrizioni agli spostamenti e in un momento di grande ansia e rischi difficili da quantificare, il tutto accompagnato da notizie continue 24 ore su 24”, ha sottolineato l'esperto. Tutto questo non avrebbe fatto altro che esacerbare e prolungare gli strascichi a seguito della guarigione. I dettagli dello studio irlandese “Persistent fatigue following SARS-CoV-2 infection is common and independent of severity of initial infection” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PloS ONE.

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