La cometa Lovejoy , novembre 2013 (NASA/MSFC/MEO/Aaron Kingery)
in foto: La cometa Lovejoy , novembre 2013 (NASA/MSFC/MEO/Aaron Kingery)

È una tra le più famose comete del Sistema Solare e adesso torna a far parlare di sé grazie ai risultati di uno studio internazionale recentemente pubblicato da Science Advances: la Lovejoy rappresenta il primo caso di cometa in cui sia stata osservata la presenza di alcol etilico, praticamente lo stesso che utilizziamo nelle bevande. Si tratta di una scoperta molto rilevante se si considera il ruolo fondamentale attribuito a questi oggetti come fonti di molecole organiche complesse necessarie per la nascita della vita.

Alcol, zucchero e Lovejoy

«Abbiamo visto che la cometa Lovejoy stava rilasciando una quantità di alcol pari a 500 bottiglie di vino al secondo durante il picco della sua attività» ha spiegato Nicolas Biver dell'osservatorio di Parigi che, assieme al suo gruppo di lavoro, ha individuato 21 differenti molecole organiche nel gas proveniente dalla cometa: tra esse alcol etilico e glicolaldeide, uno zucchero semplice.

Il perielio della cometa

Le comete sono i residui ghiacciati della formazione del nostro Sistema Solare; relativamente pure, celano molti segreti relativi a questa fase e, proprio per ciò, piacciono particolarmente agli scienziati (e anche ai profani, quando c'è la possibilità di osservarle nei cieli). La maggior parte di esse orbita in zone fredde ben distanti dal Sole ma, occasionalmente, una cometa si avvicina al Sole: in queste circostanze il calore la porta a rilasciare gas, consentendo così agli scienziati di determinarne la composizione.

Ora, vi ricordate quando la Lovejoy (formalmente catalogata come C/2014 Q2) è passata davanti al Sole a gennaio del 2015? Ebbene, allora la cometa stava rilasciando acqua al tasso di venti tonnellate al secondo, un dato che ne ha fatto una delle più produttive comete dai tempi di Hale-Bopp nel 1997. In quel periodo il gruppo ha osservato l'atmosfera attorno alla cometa, quando questa era estremamente luminosa e attiva, grazie al radiotelescopio di Pico Veleta, sulle montagne spagnole della Sierra Nevada: una lente dai 30 metri di diametro puntata sul firmamento e sulle sue meraviglie.

La lente del telescopio dell’IRAM
in foto: La lente del telescopio dell’IRAM

L'origine della vita

Sono state così rilevate le differenti firme lasciate dalle molecole, con le loro diverse frequenze rilevabili dal radiotelescopio, dando ulteriore sostegno all'idea che le comete abbiano una chimica estremamente complessa. Molti scienziati ritengono, infatti, che siano stati gli impatti di comete a portare sul nostro Pianeta i "rifornimenti" di molecole organiche che potrebbero aver favorito l'origine della vita; la scoperta di molecole complesse su Lovejoy, così come su altre comete, potrebbe essere un ulteriore supporto per questa ipotesi.

Durante l'Intenso bombardamento tardivo avvenuto circa 3,8 miliardi di anni fa, quando molte comete ed asteroidi colpivano la Terra e i primi oceani erano in formazione, la vita non sarebbe iniziata esclusivamente con molecole semplici come l'acqua, il monossido di carbonio e l'azoto ma a partire da qualcosa di più sofisticato a livello molecolare. – Stefanie Milam, ricercatrice NASA e coautrice dello studio

La presenza di glicoletilente, acetaldeide e acido formico era stata già rilevata in altre comete, inclusa la 67P/Churyumov­-Gerasimenko, la cui superficie è stata analizzata dal lander Philae; ma Lovejoy ha dato l'opportunità, per la prima volta, di rintracciare anche molecole di alcol etilico e di glicolaldeide.

[Immagine centrale: IRAM 30m Sierra Nevada di Juan Fernández]