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A 60 anni luce dalla Terra, le comete stanno seminando la vita

Il telescopio spaziale Spitzer ha osservato una pioggia di comete che starebbe portando acqua e carbonio – le basi della vita – nel sistema stellare di Eta Corvi. L’ipotesi della panspermia sta diventando realtà.
A cura di Roberto Paura
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Quando l’astrofisico inglese Fred Hoyle parlò per la prima volta dell’ipotesi della panspermia, pochi lo presero in considerazione. L’idea che i mattoni della vita fossero giunti sulla Terra dal cosmo, magari “a bordo” delle comete, suonava davvero eterodossa, per non dire fantascientifica. D’altronde, Hoyle si divertiva anche a scrivere romanzi di fantascienza (il più famoso dei quali resta La nuvola nera, recentemente riproposto in Italia), per cui… Ma negli ultimi anni, le prove a favore della teoria della panspermia si stanno accumulando al punto che ben pochi scienziati sarebbero oggi disposti a bollarla come pura fantasia. Una nuova conferma questa volta “visiva” giunge dal sistema stellare di Eta Corvi, a sessanta anni luce dalla Terra. Qui, il telescopio spaziale della NASA, Spitzer, che scruta lo spazio nella gamma dell’infrarosso, ha notato una nuvola di polvere che sarebbe il prodotto della collisione tra una gigantesca cometa e un corpo delle dimensioni di un pianeta come la Terra.

Bomardamento cometario

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Cosa c’è di sorprendente? Innanzitutto, la precisione con cui è stata compiuta l’osservazione. Spitzer ha analizzato lo spettro chimico di quella polvere stellare scoprendovi all’interno elementi chimici organici e acqua. Da dove potrebbero essere venuti fuori? Evidentemente, la cometa che si è scontrata con lo sventurato pianeta orbitante intorno alla stella di Eta Corvi possedeva questi elementi nel suo nucleo. Secondo Carey Lisse, ricercatore al Laboratorio di Fisica Applicata della John Hopkins University, che ha pubblicato con altri colleghi le conclusioni della scoperta, nel sistema di Eta Corvi sarebbe in corso un “bombardamento” cometario del tutto simile a quello che avvenne nel nostro Sistema solare circa 4 miliardi di anni fa. Questa fase, nota come “intenso bombardamento tardivo”, caratterizzò il Sistema solare nei suoi primi milioni di anni di esistenza, e secondo alcuni astrofisici avrebbe portato sulla Terra gli elementi necessari allo sviluppo della vita. Infatti, osserva Lisse, subito dopo la fine dell’intenso bombardamento tardivo, la vita iniziò a sbocciare sul nostro pianeta.

Nel sistema stellare di Eta Corvi starebbe succedendo esattamente lo stesso. Non solo: forse, Spitzer sta assistendo “in diretta” (tenuto conto che quello che vediamo è accaduto ‘solo’ sessant’anni fa, un lasso di tempo insignificante su scala comica) alla nascita della vita su un altro pianeta. L’ipotesi è affascinante ma del tutto realistica: anche se i telescopi spaziali più potenti non sono ancora in grado di osservare direttamente piccoli pianeti fuori dal nostro Sistema solare, le prove indirette confermano che la nube di polveri è dovuta all’impatto di una grossa cometa con un pianeta delle dimensioni della Terra, e di tipo roccioso. Non solo: distante 3 unità astronomiche dal suo sole (la stella Eta Corvi), quindi il triplo della distanza tra la Terra e il Sole, questo pianeta sarebbe comunque nella cosiddetta “zona abitabile” del suo sistema stellare, a una distanza dalla stella sufficiente per avere acqua allo stato liquido e permettere lo svolgimento delle reazioni chimiche necessarie alla vita. Se fosse nel nostro Sistema solare, questo pianeta sarebbe troppo freddo: ma poiché Eta Corvi è cinque volte più brillante del nostro Sole, il suo calore giunge su quel lontano mondo nella stessa misura in cui il calore del Sole arriva sulla Terra.

“ Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. ”
Carl Sagan
La cometa osservata indirettamente dal telescopio Spitzer non sarebbe sola. Secondo le ricostruzioni degli astronomi, anche il sistema di Eta Corvi avrebbe un analogo della nostra nube di Oort, l’ipotetico “deposito” delle comete situato a circa 1 anno luce dalla Terra. Da lì, le comete giungono ogni tanto in visita al nostro Sistema solare. Ma un tempo, quelle visite erano assai più frequenti: una vera e propria tempesta di comete bombardò i nostri mondi e forse seminò sulla Terra i mattoni della vita. La stessa cosa che ora starebbe avvenendo nel sistema di Eta Corvi. Per questo, sarà messo sotto stretta osservazione. Ma dovremo aspettare almeno la messa in orbita del telescopio spaziale Webb, prevista dopo vari stop-and-go nel 2018, per poter fare osservazioni più precise.

Figli delle stelle

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Nel frattempo, però, le prove di un’inaspettata diffusione delle basi chimiche della vita nell’universo si stanno accumulando grazie alle osservazioni di Spitzer. In un articolo pubblicato sulla rivista Nature, due ricercatori dell’Università di Hong Kong hanno addotto prove a sostegno del fatto che le stelle produrrebbero composti chimici organici di elevata complessità. Questa inaspettata conclusione deriva proprio dall’analisi degli spettri della radiazione infrarossa emessa da alcune stelle. Questo spettro chimico, fino a oggi definito “unidentified”, cioè non identificato, data la sua natura sconosciuta, sarebbe prodotto da composti chimici altamente complessi prodotti all’interno delle stelle. Si sa che le stelle sono grandi reattori nucleari capaci di sintetizzare quasi tutti gli elementi chimici presenti in natura. Ma fino ad ora non ci si era mai spinti a sostenere che le stelle potessero produrre anche molecole organiche complesse. Ora invece, analizzando la polvere residua di una nova – l’esplosione di una stella di media grandezza – si è scoperto che in essa sono presenti composti chimici organici della stessa natura di quelli trovati in alcuni meteoriti e comete.

In pratica, le stelle sarebbero le grandi fabbriche della vita. Al termine della loro esistenza, espellerebbero insieme a numerosi elementi chimici inorganici anche le basi della vita, capaci di resistere al vuoto cosmico per anni o millenni. Queste molecole complesse, poi, viaggerebbero nell’universo a bordo delle comete e degli asteroidi, residui della formazione di un sistema planetario come il nostro, che finirebbero per depositare tali elementi su pianeti come la Terra. Da essi, nel corso di un paio di miliardi di anni, nascerebbe la vita complessa. Aveva ragione Carl Sagan quando, trent’anni fa, scrisse, profeticamente: “Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle”. E forse non siamo i soli a farlo.

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