La compagnia baleniera islandese Hvalur ha annunciato che dal 10 giugno di quest'anno, dopo due anni di sospensione, tornerà a cacciare la balenottera comune (Balaenoptera physalus), una specie di cetaceo misticete in pericolo di estinzione. La quota di balene da uccidere è stata fissata in 161 esemplari, ma potrebbe arrivare fino a 191; i balenieri, infatti, possono recuperare il 20 percento della quota dello scorso anno, durante il quale non è stato versato il sangue di queste magnifiche creature.

Credit: Andrea Centini
in foto: Credit: Andrea Centini

L'annuncio di Hvalur è stato accolto con sdegno e disapprovazione dalla comunità internazionale; non a caso la decisione cozza con la moratoria sulla caccia ai cetacei entrata in vigore nel 1986, istituita dalla Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC, International Whaling Commission). Islanda e Norvegia sono gli unici due Paesi al mondo in aperto e dichiarato contrasto con la suddetta moratoria, dato che praticano ufficialmente la caccia alle balene per scopi commerciali. Il Giappone, altro Paese che uccide balene, si trincea dietro la fantasiosa scusa della ricerca scientifica, anche se è ampiamente noto che la stragrande maggioranza della carne finisce nei congelatori dei supermercati (dove fra l'altro resta invenduta).

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Ma perché l'Islanda vuol tornare a uccidere questi animali? Le ragioni sono prettamente economiche. L'amministratore delegato di Hvalur, Kristján Loftsson, ha annunciato di considerare la possibilità di collaborare con l'Università dell'Islanda e dell'Islanda Innovation Center per realizzare specifici prodotti dalle risorse ottenute dagli animali uccisi. Tra essi vi sono estratti di carne di balena essiccata da inserire negli integratori di ferro per chi soffre di anemia, ma anche alimenti e altri medicinali derivati dalla gelatina contenuta nelle ossa delle balene.

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La domanda globale di carne di balena è in costante declino e quella interna in Islanda è considerata scarsa, dato che nei ristoranti viene offerta soprattutto ai turisti "incuriositi". L'obiettivo dei balenieri islandesi è l'esportazione in Giappone, ma il transito di navi che trasportano la carne di balena viene ostacolato in molti porti del mondo. Farla giungere fresca nel Paese del Sol Levante è dunque un grosso problema per le due aziende islandesi che praticano questi massacri – la Hvalur, che uccide le balenottere comuni, e la IP-Utgerd Ltd specializzata nella caccia alle balenottere minori –, così si sta pensando anche a prodotti alternativi da poter smerciare.

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La balenottera comune, grazie ai suoi 26 metri di lunghezza massima stimata, è il secondo animale più grande del Pianeta dopo la balenottera azzurra (Balaenoptera musculus). Una popolazione di circa 10mila esemplari vive anche nel Mar Mediterraneo, ma possiede un profilo genetico leggermente diverso da quello dei mammiferi marini che vivono nell'Oceano Atlantico. La specie, come indicato, è in pericolo di estinzione e classificata con codice EN nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. Alla luce di questi dati, la decisione degli islandesi risulta spietata e anacronistica, ma rischia di avere serie ripercussioni economiche per l'Islanda, oltre che di immagine. Gli Stati Uniti stanno infatti minacciando pesanti sanzioni, e già nel 2014 non invitarono il Paese del Nord Europa alla più importante conferenza sull'Oceano. La speranza è che la pressione internazionale faccia desistere Hvalur e altre compagnie baleniere dai propositi sanguinari. Recentemente la Norvegia ha annunciato di voler uccidere 1.278 balenottere minori.