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Il mese di gennaio è stato il più caldo di sempre, da quando viene tenuta traccia delle temperature globali, ma praticamente tutto l'inverno a cavallo tra il 2019 e il 2020 è risultato piuttosto mite rispetto alle medie stagionali. Non è un caso che in determinate circostanze si stia parlando di un vero e proprio anticipo di primavera; a testimoniarlo, come sottolineato dalla Coldiretti, i mandorli e gli alberi delle mimose che stanno fiorendo anzitempo in diverse regioni italiane. Anche albicocchi, susini e noccioli stanno iniziando a dare segni di risveglio, mentre nei cieli si scorgono uccelli che solitamente raggiungono il Bel Paese nel mese di aprile. Il soleggiamento legato all'alta pressione, del resto, ha fatto toccare alla colonnina di mercurio picchi decisamente inconsueti per il mese di corrente: a Cumiana, in Piemonte, sono stati registrati 27,3° C lunedì 3 (dato record degli ultimi 62 anni), mentre lungo la costa adriatica e in Sicilia sono state toccate temperature comprese tra i 20 e i 25°C. Ma questa anomalia nelle temperature non riguarda soltanto l'Italia; nel nordest europeo e in Russia, ad esempio, si stanno raggiungendo picchi altrettanto insoliti. A Mosca, ad esempio, la temperatura ha raggiunto i 6°C il 18 febbraio, mentre a San Pietroburgo sono stati toccati i 7,5°C; rispetto alla media stagionale ci sono rispettivamente 5,7 e 6,5° in più. Su internet, tuttavia, circolano dati ancora più estremi di questi, ma non sempre provengono da fonti certificate e accreditate. Per comprendere meglio cosa sta accadendo abbiamo contattato la dottoressa Marina Baldi, esperta di climatologia dell’Istituto per la Bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IBE). Ecco cosa ci ha raccontato.

Dottoressa Baldi, cosa ci può dire delle temperature anomale che si stanno registrando in Europa e in Russia?

Dunque, ho guardato un po' le analisi e le previsioni dei prossimi giorni, e in effetti c'è un'alta pressione che invade un po' tutto quanto il settore centro europeo, che si estende a oriente verso la Russia. E ciò porta bel tempo e alte temperature, ma non vedo temperature così elevate, sinceramente. Più alte della media senz'altro. Quello che sto vedendo dalle mappe e anche dalle previsioni per i prossimi giorni è che c'è una rimonta dell'alta pressione. Sull'Italia abbiamo avuto una piccola fase di brutto tempo e anche sul Centro Europa, che però va stabilizzandosi. Già da oggi abbiamo un anticiclone che si è rinforzato su tutta quanta l'Europa e che si estende dall'Europa Centrale verso la Russia. E questo porta quindi dell'aria più mite e temperature abbastanza elevate rispetto a quelle che sono le medie stagionali, anche se di qualche grado. Quindi diciamo che è una situazione un po' anomala se vogliamo, è una configurazione abbastanza rara per questo mese, che non ci aspettiamo molto spesso, ma che si è verificata in altre occasioni in passato. Queste temperature sono abbastanza più elevate di quelle che sono le medie stagionali. Abbiamo anche dei venti forti e delle temperature più basse sul Regno Unito e sulla Scandinavia, perché c'è una bassa pressione che sta governando la regione più a nord, quindi più verso il circolo polare.

Su alcune pagine dedicate al meteo vengono riportati dati piuttosto estremi, soprattutto per quel che concerne la Russia.

C'è da considerare che molte di queste pagine si basano su poche informazioni, e non su previsioni strutturate o elaborate in un centro adibito per questo tipo di analisi. Che siano private o pubbliche non ha importanza, è fondamentale che sia un centro che utilizza modelli validati e affermati. Sono persone con tutta la buona volontà ma spesso non hanno gli strumenti, si occupano di altro nella vita, sono meteo amatori.

Dunque anomalie sì, ma nulla di estremo. Da cosa dipendono?

Con un'alta pressione di questo genere fino a 6° centigradi ci possono stare oltre la media. Per esempio abbiamo anche anomalie positive sulla parte del Canada. È quest'aria mite che circola intorno al pianeta secondo un'onda planetaria che si chiama “onda di Rossby”. Quindi abbiamo zone dove la temperatura è abbastanza elevata, dovuta alla presenza di queste grosse aree anticicloniche. Del resto l'inverno è stato abbastanza caldo e mite un po' dappertutto, e con poche precipitazioni nevose. Non soltanto sulle nostre Alpi, ma in generale. Abbiamo visto anche degli eventi abbastanza importanti, come ad esempio la temperatura molto elevata sulla Penisola Antartica. Anche lì è un qualcosa di anomalo, un fenomeno molto particolare che si verifica abbastanza raramente e che porta appunto a temperature più alte in zone dove di solito ci aspettiamo del gelo e del freddo. Sulle nostre Alpi per esempio quest'anno le temperature sono state relativamente miti e le precipitazioni, la neve sono state molto scarse. A parte a novembre, poi abbiamo avuto nevicate veramente scarse.

Cosa c'entra il vortice polare con tutto questo?

A seconda della posizione del vortice polare, che è una struttura abbastanza costante che in estate e in inverno si trova più o meno a nord, racchiusa al polo, possiamo avere temperature più o meno calde o delle irruzioni di aria fredda. In alcuni casi, quando noi abbiamo per esempio le irruzioni di aria fredda che viene dal nordest, dai Balcani, quelle appunto sono dovute a un posizionamento particolare del vortice polare, che è una struttura permanente però.

Qual è il legame con i cambiamenti climatici? C'entra qualcosa anche la tempesta Dennis?

La tempesta è dovuta a una bassa pressione molto evidente, che può appunto generare perturbazioni di questo genere, abbastanza intense come una tempesta. È in parte legata ai cambiamenti climatici. Questi eventi non sono direttamente legati a un cambiamento climatico; quello che è legato è la frequenza con cui vediamo i fenomeni. Per esempio, i 18° C sulla penisola antartica; se li vediamo più di una volta in pochi anni allora sì, è legato al cambiamento climatico. Inverni come questo se sono molto frequenti, e sembra che siano più frequenti rispetto a trenta anni fa, allora sì, sono legati a un cambiamento climatico. Però l'episodio in sé, la perturbazione della tempesta non ha un legame diretto. È la frequenza con cui si presentano in generale, e magari l'intensità. Per esempio un vento molto forte, se si presenta una volta all'anno in certe zone potrebbe essere legato a un cambiamento climatico. La tempesta Vaia del 2018 può essere un buon esempio; se dovesse ripetersi con una certa frequenza allora sì, senz'altro c'è un legame col cambiamento climatico. Un episodio, no.