Alla data odierna, lunedì 26 aprile 2021, in base alla “mappa delle vaccinazioni” di Our World in Data nel mondo sono state somministrate 1,01 miliardi di dosi di vaccino anti Covid. Tra i Paesi che si trovano più avanti in assoluto nella campagna vaccinale vi sono quelli del Regno Unito, dove in totale sono state inoculate circa 46 milioni di dosi. Una diffusione così estesa del farmaco immunizzante ha permesso di far crollare le curve epidemiologiche, sia quella dei nuovi contagi che quella dei decessi. Basti pensare che attualmente in Gran Bretagna ci sono poco meno di 2mile persone ricoverate con la COVID-19, l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2, mentre i decessi sono balzati dal picco di 1.296 (del 20 gennaio) all'attuale media giornaliera inferiore alle 30 unità. A dimostrare che è proprio il vaccino a proteggere la popolazione è soprattutto il dato dei ricoveri: tra i 74.405 pazienti con coronavirus ricoverati in ospedale tra settembre 2020 e marzo 2021, soltanto in 32 avevano ricevuto almeno una dose di vaccino anti Covid.

A comunicare in esclusiva questo dato significativo è stato il quotidiano britannico The Telegraph, che ha potuto metter mano in anteprima a un rapporto degli scienziati dello “UK Coronavirus Clinical Characterisation”, prima della consegna ai funzionari del governo. Il dato, citato anche da altri giornali del Regno Unito, dimostra che i vaccini funzionano egregiamente. Sin dagli studi clinici era emersa la notevole efficacia di tutti i vaccini anti Covid contro la forma grave dell'infezione e la morte. Ricordiamo che la campagna vaccinale nel Regno Unito si basa principalmente sul vaccino anti Covid “Vaxevria” di AstraZeneca, messo a punto in collaborazione tra gli scienziati dello Jenner Institute dell'Università di Oxford e i colleghi della società di biotecnologie italiana Advent-Irbm, che ha sede a Pomezia (Roma). In Gran Bretagna il vaccino non è raccomandato ai giovani con un'età inferiore ai 30 anni, a causa dei rarissimi casi di trombosi della vena sinunsale (coaguli di sangue nel cervello), di trombosi della vena splancnica (addominale) e di trombosi arteriosa associati a carenza di piastrine (trombocitopenia) verificatisi in alcuni pazienti, principalmente donne giovani. In Italia e in altri Paesi il vaccino di AstraZeneca per la medesima ragione non è raccomandato al di sotto dei 55-60 anni, così come quello di Johnson & Johnson che si basa sulla stessa tecnologia (vettore virale adenovirus Ad26) e per il quale sono emersi eventi tromboembolici analoghi. In base a un recente documento pubblicato dall'Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari (MHRA) del Regno Unito, si sono verificati 168 casi di trombosi a seguito della somministrazione di oltre 20 milioni di prime dosi di vaccino di AstraZeneca. L'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e numerosi altri esperti sottolineano che i benefici del farmaco superano di gran lunga potenziali rischi, come del resto dimostrano i dati dei ricoveri divulgati dal The Telegraph.

Il programma di immunizzazione del Regno Unito è considerato uno dei migliori a livello mondiale, con oltre 33 milioni di prime dosi somministrate e più di 10 milioni di seconde dosi. I dati estremamente positivi della campagna vaccinale, dei nuovi contagi e dei decessi non sta comunque spingendo il premier britannico Boris Johnson a modificare la rigida tabella di marcia per il ritorno alla normalità. “Non vedo nulla nei dati ora che mi faccia pensare che dovremo deviare in qualche modo dalla tabella di marcia, cauta ma irreversibile, che abbiamo stabilito”, ha chiosato il premier. “La maggioranza degli scienziati britannici è ancora fermamente convinta dell'idea che ci sarà un'altra ondata di Covid a un certo punto quest'anno. Quindi dobbiamo, per quanto possibile, imparare a convivere con questa malattia come viviamo con altre malattie. Rafforzeremo le nostre difese con dosi di richiamo questo autunno e continueremo con i test”, ha concluso Johnson, che resta comunque molto soddisfatto dei risultati raggiunti.