La pandemia di COVID-19 sta avendo un impatto sanitario, sociale ed economico devastante in quasi tutto il mondo, e la vita di miliardi di persone è cambiata in modo sostanziale anche per via delle restrizioni messe in atto per arginare la diffusione del coronavirus SARS-CoV-2. Al di là dell'uso delle mascherine, del frequente lavaggio delle mani e del distanziamento fisico dagli altri, i tre pilastri delle misure anti contagio, sono state introdotte anche altre norme più severe, che spaziano dalla chiusura anticipata dei locali al contingentamento degli accessi, fino al famigerato lockdown e al coprifuoco notturno. Sull'efficacia di quest'ultima misura si sono espressi diversi scienziati interpellati dal New York Times, che hanno espresso pareri favorevoli ma anche alcune perplessità interessanti.

Per quanto concerne l'Italia, come tutti noi sappiamo il coprifuoco è in vigore da circa 3 mesi, e impedisce gli spostamenti tra le 22 di sera e le 5 del mattino se non per motivi di necessità, salute e lavoro, da attestare con l'autocertificazione. In altri Paesi la misura è molto più restrittiva: in Francia, ad esempio, fino al 15 gennaio il coprifuoco aveva inizio alle 20 nella stragrande maggioranza dei dipartimenti, ma a causa dell'impennata dei contagi delle ultime settimane si è deciso di farlo partire addirittura dalle 18, fino alle 6 del mattino del giorno successivo. In Canada va dalle 20:00 alle 5, e intervalli analoghi sono stati introdotti in diversi Paesi europei. Ma è davvero efficace come misura?

Come specificato al New York Times dal professor Ira Longini, un esperto di biostatistica ed epidemiologia delle malattie infettive presso l'Emerging Pathogens Institute dell'Università della Florida, le prove scientifiche sull'efficacia del coprifuoco sono tutto fuorché evidenti. Pur ritenendolo infatti una misura "valida", il suo impatto sulla pandemia di COVID-19 è basato principalmente sull'intuizione. La ragione risiede nel fatto che mancano studi approfonditi che hanno indagato sul coprifuoco, tuttavia impedendo alle persone di uscire e incontrarsi non è difficile immaginare che si tratti di un metodo utile per spezzare la catena dei contagi. Perlomeno al di fuori del proprio nucleo famigliare. “L'intuizione scientifica ti suggerisce qualcosa. È solo che non puoi quantificarla molto bene”, ha specificato il professor Longini. “Ci aspettiamo che restare a casa rallenti meccanicamente la pandemia, poiché riduce il numero di interazioni tra le persone”, gli ha fatto eco la dottoressa Maria Polyakova, economista della prestigiosa Università di Stanford, tuttavia, tenendo presente che locali notturni e simili sono chiusi per altre misure, si chiede dove sia l'effettiva necessità del coprifuoco. “Supponendo che i locali notturni e simili siano già chiusi in ogni caso, ad esempio, è improbabile che vietare alle persone di fare una passeggiata intorno all'isolato con la loro famiglia di notte riduca le interazioni”, ha detto affermato la scienziata.

Tra le preoccupazioni delle amministrazioni di chi ha deciso di introdurre il coprifuoco vi è anche il fatto che la sera si consuma molto più alcol, anche nelle cene private tra amici e famigliari, e com'è noto l'alcol può rendere meno lucidi e ridurre l'adesione alle misure anti contagio di base, come mantenere il distanziamento fisico dagli altri, indossare la mascherine o curare l'igiene delle mani. Impedendo alle persone di incontrarsi la sera, dunque si rifletterebbe anche su questa componente da non trascurare (a maggior ragione se si tiene conto che il consumo di alcol è aumentato in modo significativo durante la pandemia). Ma se tieni le persone chiuse dentro casa, aumenta il rischio di contagio proprio all'interno dei nuclei famigliari, come dimostrato dallo studio “Transmission heterogeneities, kinetics, and controllability of SARS-CoV-2” pubblicato su Science da ricercatori ddei National Institutes of Health (NIH) americani e dell'Università Fudan di Shanghai. Gli scienziati, coordinati dal professor Hongjie Yu, hanno infatti dimostrato che il coprifuoco e le altre restrizioni avevano sì ridotto la diffusione del virus nella provincia di Hunan, in Cina, ma altresì avevano determinato un'impennata dei contagi in ambito famigliare.

L'epidemiologo dell'Università del Michigan Jon Zelner ha dichiarato al NYT che i dati disponibili sul coprifuoco sono troppo pochi per determinare se si tratti di una misura effettivamente efficace, nella “giungla” di restrizioni che lo accompagnano, ma sottolinea che norme coercitive di questo genere “raramente funzionano a lungo termine”. “Per quanto riguarda il coprifuoco, penso che sia difficile capire quale sarà l'impatto positivo. Una delle cose che mi preoccupa delle misure relativamente vaghe o scarsamente motivate è che erodono la fiducia delle persone che devono seguirle”, ha sottolineato Zelner. Non a caso sono sempre più numerosi (e assolutamente ingiustificati) i casi di persone che “scappano” di casa per organizzare incontri notturni con gli amici e conoscenti. Al momento il coprifuoco rappresenta uno dei capisaldi delle misure anti contagio anche in Italia e non è chiaro fin quando verrà rimosso. È verosimile immaginare che verrà tenuto in vigore almeno per tutto l'inverno.