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22 Marzo 2021
16:50

Il cancro al seno diventa il tumore più diffuso al mondo, superando il carcinoma polmonare

Dopo diversi anni in cima alla lista delle forme di cancro più diffuso al mondo, il carcinoma polmonare è stato sorpassato dal cancro al seno. Nel 2020, secondo un nuovo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le nuove diagnosi sono state circa 2,3 milioni, l’11,7 percento del totale, contro l’11,4 percento del cancro al polmone.
A cura di Andrea Centini
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Il cancro al seno è diventato la forma più diffusa di cancro al mondo. A dimostrarlo un nuovo rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dedicato all'incidenza delle varie forme di neoplasia a livello globale. Per molti anni consecutivi quello più diagnosticato è stato il cancro al polmone, uno dei “big killer” che in Italia uccide circa 90 persone ogni giorno, oltre 30mila all'anno (le nuove diagnosi nel nostro Paese sono circa 40mila l'anno, il 90 percento delle quali legate al vizio del fumo e il 66 percento riguardante uomini). Ma come detto, a livello mondiale il tumore del polmone è stato scalzato dal cancro al seno. Come rilevato dal rapporto dell'OMS, infatti, nel 2020 ci sono state globalmente 2.261.419 diagnosi, pari all'11.7 percento del totale, contro le 2.206.771 del cancro al polmone, l'11.4 percento. Seguono il cancro al colon retto (1.931.590 casi, pari al 10 percento); il cancro alla prostata (1.414.259 casi, pari al 7.3 percento); il cancro allo stomaco (1.089.103 casi, pari al 5.6 percento); il cancro al fegato (905.677, pari al 4.7 percento); il cancro alla cervice uterina, quello all'esofago e tutte le altre forme.

In Italia il carcinoma mammario risulta essere quello più letale nella popolazione femminile, con poco meno di 13mila vittime nel 2016. Le diagnosi superano le 50mila l'anno, delle quali 500 riguardano uomini (la patologia, seppur in maniera sensibilmente inferiore, colpisce anche i maschi). Ma perché si diagnosticano sempre più casi di questa forma di cancro? A sottolinearlo in un'intervista al quotidiano spagnolo El Pais il professor Álvaro Rodríguez-Lescure, presidente della Società Spagnola di Oncologia Medica (SEOM) e responsabile del Servizio di Oncologia Medica dell'Ospedale Generale Universitario di Elche. Lo scienziato sottolinea che ci troviamo innanzi a una combinazione di vari fattori. Si spazia dal successo delle campagne di screening di massa, alle quali partecipano sempre più donne (anche in Italia) all'invecchiamento della popolazione, passando per assunzione della pillola contraccettiva, prima mestruazione (menarca) in età più giovane, obesità, abuso di alcol, vita sedentaria, modelli alimentari inadeguati, mancanza di figli, riduzione dell'allattamento al seno, maternità sempre più avanti con l'età e altri fattori sociali.

Come evidenziato dal rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'incidenza del cancro al seno sta avendo un incremento significativo nei Paesi del Sud America, dell'Asia e dell'Africa, dove tradizionalmente risulta molto più bassa rispetto a quella osservata in Nord America e in Europa. La ragione, secondo gli studiosi citati da El Pais, starebbe nella maggiore integrazione delle donne di questi Paesi nel mondo del lavoro, che le sta spingendo a cambiare stile di vita, ritardando la maternità e riducendo l'attività fisica, tutti fattori che secondo gli esperti possono incidere sul rischio di sviluppare il carcinoma mammario. Fortunatamente, rispetto al passato, di cancro al seno si sopravvive molto di più, e la mortalità a cinque anni dalla diagnosi è stimata attorno al 90 percento. Merito delle nuove terapie mirate (che migliorano anche la qualità della vita delle pazienti) e dei sopracitati screening di massa, grazie ai quali si individuano sempre più tempestivamente i tumori. E in oncologia la diagnosi precoce fa una differenza sostanziale.

Esistono varie tipologie di cancro al seno, identificate e trattate in base ai recettori presenti sulle cellule tumorali. Le neoplasie possono essere positive ai recettori ormonali (estrogeni e progesterone) – rappresentano la stragrande maggioranza delle diagnosi – o alla proteina HER2. Il carcinoma mammario più aggressivo e difficile da combattere è il cosiddetto “triplo negativo”, così chiamato poiché non presenta questi tre recettori ed è dunque privo dei bersagli privilegiati dalle nuove terapie. Colpisce circa il 10 percento delle pazienti e la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è di appena il 15 percento; per questa ragione, spiega il professor Rodríguez-Lescure, abbiamo un urgente bisogno di nuove opzioni di trattamento efficaci. I ricercatori sottolineano che il principale esame diagnostico resta la mammografia, che tuttavia fa sempre trascorrere sempre del tempo tra una seduta di controllo e l'altra. Per velocizzare gli esami si punta molto sulle nuove biopsie liquide, che vanno a caccia dei biomarcatori del cancro nel sangue, ma al momento non hanno ancora la sensibilità e la precisione desiderate dagli esperti, dunque è fondamentale continuare a promuovere la ricerca per perfezionarle.

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