Tra le diverse tipologie di cancro al seno che colpiscono le donne, una delle più aggressive e letali è il carcinoma mammario triplo negativo, per il quale ancora oggi non esistono terapie mirate come per altre neoplasie alla mammella. Esso non sempre risponde efficacemente alle terapie convenzionali basate sulla chemioterapia, per questa ragione è una malattia complessa da trattare anche quando si trova allo stadio precoce. È stato proprio un carcinoma mammario triplo negativo a uccidere la giovane conduttrice e giornalista della BBC Rachael Bland, spentasi a soli 40 anni dopo quasi due anni di battaglia contro la patologia.

Cos'è il carcinoma mammario triplo negativo

Il carcinoma mammario triplo negativo è un'aggressiva forma di cancro al seno, che riguarda il 10-20 percento delle diagnosi totali. Nel nome “triplo negativo” risiede tutta la sua aggressività. Per comprenderne il significato è doveroso soffermarsi sulla classificazione dei carcinomi mammari. Il cancro al seno viene identificato (e soprattutto trattato) in base ai recettori presenti sulle cellule tumorali, che vengono analizzate dopo una biopsia. Esso può essere positivo ai recettori ormonali – estrogeni e progesterone – che sfrutta per accrescersi e proliferare nell'organismo, oppure positivo alla proteina HER2, che è un recettore per il fattore di crescita epiteliale. In base ai recettori – veri e propri bersagli – si procede con terapie mirate: ormonoterapia per i carcinomi positivi ai recettori ormonali e terapia biologica con anticorpi monoclonali contro i carcinomi HER2 positivi. Il carcinoma mammario triplo negativo si chiama così perché non ha questi tre recettori da colpire, ed è dunque privo dei bersagli che permettono le terapie mirate in altri carcinomi mammari.

Chi colpisce il carcinoma mammario triplo negativo

Questa forma di cancro interessa principalmente le donne giovani e rappresenta il 10-20 percento delle diagnosi totali di cancro al seno. Spesso emerge in pazienti con una mutazione genetica, dimostrando una certa predisposizione famigliare. In Italia ogni anno si registrano circa 50mila nuovi casi di tumore al seno, ma fortunatamente il tasso di guarigione può superare anche il 90 percento. Il triplo negativo, purtroppo, rientra nelle forme più difficili da trattare.

L'aggressività del carcinoma mammario triplo negativo

Questa forma di cancro risulta particolarmente aggressiva poiché produce velocemente metastasi, che si diffondono nell'organismo colpendo principalmente ossa, fegato, polmoni e cervello. Quando ha già invaso uno o più di questi organi, il cancro è al suo stadio più avanzato, il quarto (Stadio IV). Il terzo stadio, anch'esso avanzato, si divide in IIIA, IIIB e IIIC, in base alla propagazione delle metastasi nei linfonodi ascellari o a quelli prossimi allo sterno.

Sintomi e diagnosi della malattia

La sintomatologia di un carcinoma mammario allo stadio avanzato non è sempre chiara; talvolta le metastasi vengono trovate per caso durante esami effettuati per altri controlli. La massa tumorale nella fase avanzata normalmente si può ‘sentire' con la palpazione. I sintomi sono legati agli organi aggrediti dalle cellule maligne: cefalea, nausea e perdita di equilibrio per il cervello, dolori, fratture e debolezza per le ossa, difficoltà respiratorie e tosse per i polmoni. La mammografia e l'ecografia mammaria sono tra gli strumenti diagnostici per eccellenza, ma i medici hanno un vasto numero di test dai quali attingere, tra i quali biopsie e risonanza magnetica.

Cura del carcinoma mammario triplo negativo

La terapia per trattare il carcinoma mammario triplo negativo è basata su cicli chemioterapici, intervento chirurgico e radioterapia a seconda dei casi. Come indicato, è un tipo di cancro che non risponde alle terapie ormonali e a quelle biologiche con anticorpi monoclonali, tuutavia stanno sorgendo nuove speranze grazie all'immunoterapia. Diverse ricerche hanno infatti ottenuto risultati incoraggianti spingendo il sistema immunitario delle pazienti a colpire le cellule impazzite. Sono state testate anche alcune nuove molecole in grado di portare le cellule malate del triplo negativo all'apoptosi, il cosiddetto suicidio cellulare, ma la strada della ricerca per una terapia di precisione è ancora lunga.