Che i cani e soprattutto i gatti possano essere infettati dal coronavirus SARS-CoV-2 è cosa nota praticamente sin dall'inizio della pandemia di COVID-19, quando iniziarono a emergere i primi casi di animali domestici positivi. Tutti gli esemplari coinvolti vivevano in famiglie con almeno un padrone contagiato. Un nuovo studio italiano basato su test sierologici – che vanno a “caccia” di anticorpi contro il coronavirus – ha determinato che i pazienti Covid hanno buone probabilità di trasmettere il patogeno pandemico al proprio amico a quattro zampe. Sono infatti risultati positivi il 20 percento dei gatti e il 3,2 percento dei cani che avevano un proprietario positivo al tampone molecolare.

A determinare che gli animali domestici hanno un rischio significativo di essere contagiati dai padroni è stato un team di ricerca multidisciplinare guidato da scienziati dell'Università di Torino, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Università di Napoli, dell'AUSL Valle d'Aosta, dell'Università degli Studi di Milano, dell'Università degli Studi di Bari, dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell'Emilia Romagna e di altri centri di ricerca e laboratori sparsi per lo Stivale. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Barbara Colitti dell'ateneo piemontese, hanno voluto indagare sul rischio di trasmissione da uomo ad animale durante la prima, catastrofica ondata della pandemia nel nostro Paese, anche alla luce del fatto che nelle case degli italiani si trovano oltre 32 animali da compagnia.

In tutto la professoressa Colitti e i colleghi hanno sottoposto a test sierologici i campioni di sangue di 198 animali domestici, dei quali 130 cani e 68 gatti di famiglie in rappresentanza del Nord, del Centro e del Sud. Nel complesso, 93 cani e 54 gatti vivevano in case in cui almeno un residente era risultato positivo al tampone oro-rinofaringeo. I ricercatori hanno anche analizzato 100 campioni di sangue prelevati prima della pandemia da 65 cani e 35 gatti, utilizzati come gruppo di controllo. Incrociando tutti i dati è emerso che il 16,2 percento dei gatti e il 2,3 percento dei cani aveva sviluppato anticorpi neutralizzanti contro il coronavirus SARS-CoV-2 tra marzo e giugno del 2020. La sieroprevalenza è risultata essere più elevata tra gli animali (20 percento dei gatti e 3,2 percento dei cani) che vivevano a stretto contatto con proprietari positivi al SARS-CoV-2.

I risultati dello studio confermano che i gatti risultano molto più suscettibili al coronavirus dei cani, inoltre che i padroni umani possono infettare il proprio animale domestico con una certa facilità. Il precedente studio “A serological survey of SARS-CoV-2 in cat in Wuhan” guidato da scienziati dell'Università Huazhong di Agraria e dell'Istituto di Virologia di Wuhan aveva dimostrato che i gatti contagiati dal coronavirus SARS-CoV-2 erano molti di più di quelli stimati all'inizio della pandemia. Ad oggi, comunque, non è stato dimostrato alcun caso di contagio da cane o gatto a uomo, mentre alcuni uomini sono stati infettati dai visoni (a loro volta infettati da altri uomini) in alcuni allevamenti danesi. Questi casi che hanno portato alla nascita di una variante con una certa resistenza agli anticorpi e all'uccisione di oltre 17 milioni di esemplari. Secondo uno studio condotto da scienziati dell'Università della California di Davis sono oltre 400 le specie di animali vertebrati suscettibili al patogeno pandemico: casi di positività sono stati registrati tra tigri, leopardi, leoni, gorilla, scimpanzé e altre specie. I dettagli della ricerca italiana “Cross-Sectional Serosurvey of Companion Animals Housed with SARS-CoV-2–Infected Owners, Italy” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Emerging Infectious Diseases.