Il 14 percento degli eventi cardiovascolari – come infarti e ictus – può essere attribuito direttamente allo smog. Nel caso specifico, al particolato sottile con un diametro medio di circa 2,5 micrometri (PM 2.5), quello che penetra più a fondo nei polmoni innescando uno stato infiammatorio acuto e cronico. Diversi studi in passato hanno fatto emergere preoccupanti associazioni tra inquinamento atmosferico e patologie di varia natura, come asma, cancro e forme di difficoltà respiratorie; ora c'è una prova sostanziale anche dell'impatto sulla salute del cuore e del sistema vascolare.

A dimostrare il legame tra patologie cardiovascolari e smog è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università Statale dell'Oregon, Stati Uniti, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Università di Santo Amaro di San Paolo del Brasile; dell'Università della Columbia Britannica (Canada); dell'Università Tecnologica MARA di Selangor (Malesia); dell'Università delle Scienze Mediche Isfahan (Iran) e di numerosi altri istituti sparsi per il mondo. Gli scienziati, coordinati dal professor Perry Hystad, epidemiologo dell'ateneo americano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato i dati di decine di migliaia di adulti coinvolti nel grande studio PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology), un'indagine coordinata dal professor Salim Yusuf dell'Università canadese McMaster.

Per la nuova analisi sono state prese in considerazione le cartelle cliniche di circa 160mila pazienti, con un'età compresa tra i 35 e i 70 anni e provenienti da Paesi a basso, medio e alto reddito. Quest'ultimo dettaglio è particolarmente prezioso, poiché la maggior parte delle precedenti indagini è stata condotta su popolazioni di Paesi ad alto reddito, dove l'inquinamento atmosferico è sensibilmente inferiore rispetto a quello dei Paesi in via di sviluppo. Incrociando tutti i dati Hystad e colleghi hanno osservato che, per ogni 10 microgrammi per metro cubo di particolato sottile PM 2.5, si registra un incremento del 5 percento di tutti gli eventi cardiovascolari. Proiettando il dato su scala globale, sta a significare che il 14 percento degli infarti e degli ictus può essere attribuito direttamente allo smog.

“È un grande numero. Questa è una parte sostanziale del carico di malattie cardiovascolari”, ha dichiarato il professor Hystad in un comunicato stampa dell'ateneo dell'Oregon. Per ottenere la significativa statistica, i ricercatori hanno tenuto conto anche di numerosi fattori di rischio noti, come il vizio del fumo, le abitudini alimentari e le condizioni cardiovascolari pregresse. La nota positiva di questa indagine risiede nel fatto che basta poco per abbattere in modo sensibile il rischio cardiaco causato dallo smog, dunque anche approntare misure anti inquinamento non drastiche (sebbene talvolta necessarie) può avere un impatto positivo sulla salute. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata The Lancet Planetary Health.