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I ricordi felici possono funzionare come antidepressivo

Lo dimostra un esperimento del MIT, frutto di anni di ricerche sul funzionamento del cervello.
A cura di Nadia Vitali
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Un gruppo di scienziati del Massachusetts Institute of Technology ha dimostrato di essere in grado di curare i sintomi della depressione in alcuni topolini riattivando artificialmente ricordi felici che si erano consolidati nella loro mente prima dell'insorgere della malattia.

Un primo passo verso le terapie del futuro?

La scoperta, i cui dettagli sono stati illustrati dalla rivista Nature, offre una possibile spiegazione neuronale del successo di alcune terapie nelle quali i pazienti affetti da depressione vengono incoraggiati a richiamare alla memoria esperienze piacevoli. Ma suggerisce anche nuove strade per trattare un male sempre più diffuso, attraverso la manipolazione delle cellule cerebrali nelle quali vengono stoccati i ricordi: un approccio che, secondo i ricercatori, potrebbe risultare anche meno invasivo e con meno effetti collaterali rispetto a quello basato esclusivamente sui farmaci antidepressivi.

Manipolare il cervello

L'identificazione dei precisi siti in cui i circuiti della memoria non funzionano bene, così come di quelli la cui stimolazione porta a benefiche conseguenze, potrebbe aprire a nuove possibilità di intervento attraverso tecnologie mediche mirate su specifiche parti di quel circuito neuronale, evitando così ai farmaci di influire sull'intero cervello. Tecnologie del genere, però, al momento non sono disponibili ancora per gli esseri umani.

Studi precedenti, condotti dagli stessi ricercatori del MIT, avevano già rilevato la possibilità di etichettare ed attivare gruppi di neuroni che conservano precisi ricordi; in seguito era stato anche mostrata la possibilità di impiantare falsi ricordi nel cervello o di cambiare le emozioni associate ad un particolare ricordo. In questo ultimo studio, gli scienziati hanno cercato di scoprire se questa capacità di riattivare i ricordi poteva essere utilizzata per trattare la depressione.

L'esperimento

Per fare ciò, alcuni topolini sono stati prima esposti ad una esperienza positiva (si trattava di esemplari maschi ai quali veniva concesso di accoppiarsi con le femmine). Durante questa fase, le cellule della regione dell'ippocampo incaricate di codificare la traccia mnemonica sono state "contrassegnate" con una proteina fotosensibile che attivava il neurone in risposta alla luce blu. Una volta formate le memorie positive, i ricercatori inducevano sintomi della depressione esponendo le cavie a stress cronico. Tali sintomi, tutto sommato, appaiono simili a quelli degli esseri umani: atteggiamento di facile rinuncia dinanzi alla difficoltà e mancanza di gioia nel prendere parte ad attività normalmente piacevoli.

La cura dai sintomi della depressione

In questo frangente, i ricercatori si sono resi conto del fatto che riattivare i neuroni che avevano conservato i ricordi belli, precedentemente etichettati, aveva il potere di migliorare fortemente i sintomi. Fintanto che la memoria restava attivata, i topi si comportavano come se non fossero stati mai depressi. In un'altra serie di esperimenti, i ricercatori hanno osservato che si possono raggiungere risultati di miglioramento prolungato nel tempo riattivando le memorie associate a ricordi positivi per 15 minuti, due volte al giorno per cinque giorni: i test per la depressione, alla fine di questa sessione, mostravano che i topi si comportavano come se non fossero mai stati depressi. La ripetizione dell'attivazione provocava la formazione di nuovi neuroni nella parte dell'ippocampo chiamato giro dentato.

Ricordi da sistemare

Curiosamente è stato osservato che provare a coinvolgere i roditori in esperienze piacevoli, dopo il sopraggiungere della depressione, non aveva effetti benefici al pari di quelli ottenuti con la riattivazione della memoria. Steve Ramirez, primo autore dell'articolo, ha spiegato che le persone che soffrono di depressione hanno esperienze positive nella mente ma non riescono a "ripescarle", come se i collegamenti nel cervello necessari per richiamarle fossero interrotti. Il loro lavoro con i topi è consistito soprattutto nel dare una "spinta" al circuito per farlo funzionare, riattivando i bei ricordi che rendono la vita di tutti più facile e che sembrano attenuare il peso della depressione.

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