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Falsi ricordi impiantati nel cervello dei topi

Un esperimento ai limiti del fantascientifico il cui obiettivo è comprendere in che modo il nostro cervello mescola la realtà ai falsi ricordi.
A cura di Nadia Vitali
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Il fenomeno dei falsi ricordi, che spesso vengono prodotti dal cervello umano creando una situazione in cui realtà e fantasia si fondono diventando impossibili da distinguere, è stato ben documentato in sede scientifica: ciononostante, nessuno studio è riuscito a chiarire quali sono le modalità grazie alle quali il cervello umano altera la memoria, spesso con estrema facilità e "disinvoltura", dando vita a rappresentazioni mentali influenzate da stimoli esterni in cui i frammenti di ricordi risultano talvolta anche accurati, ma totalmente falsi.

Proprio nel tentativo di comprendere l'origine di tale fenomeno, che per molti aspetti potrebbe essere definito inquietante anche se perfettamente normale, i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT), guidati da Susumu Tonegawa, già premio Nobel per la medicina nel 1987, hanno condotto un esperimento singolare su alcune cavie da laboratorio. Nel cervello di alcuni topolini, infatti, sono stati impiantati dei ricordi falsi che sono entrati a far parte automaticamente del "bagaglio" di memorie degli animali: un risultato quasi "fantascientifico" ma il cui obiettivo guarda invece al mondo ben più concreto della mente umana, con le sue astuzie ed i suoi inganni.

Fondamentale per la memoria a lungo termine è il ruolo dell'ippocampo, regione del cervello localizzata nella parte centrale del lobo temporale: lì i ricordi vengono archiviati finché non si sceglie di farne uso, selezionandoli da quello che si direbbe una sorta di magazzino nel quale si sa bene dove cercare. L'atto di rievocazione di tali informazioni, con la conseguente "interferenza" di altri stimoli, può aprire tuttavia, di volta in volta, alla possibilità di alterazioni e distorsioni: i falsi ricordi, appunto, che possono presentarsi vivi e realistici esattamente al pari di quelli autentici. Fino ad ora, benché fosse stato ampiamente possibile dimostrare l'esistenza di tale meccanismo, gli scienziati non erano riusciti ad individuare quali aree e quali specifici circuiti dell'ippocampo ne fossero i responsabili: il lavoro di Tonegawa e colleghi, descritto da un articolo pubblicato dalla rivista Science, punta proprio all'identificazione di questi.

I ricercatori hanno inizialmente sottoposto le cavie ad una innovativa tecnica di manipolazione, l'optogenetica, che è in grado di sondare i circuiti presenti all'interno del cervello: nei topolini ciascuna delle singole cellule nervose del giro dentato dell'ippocampo diventava così non solo facilmente identificabile per gli studiosi, ma anche attivabile a piacere grazie ad un semplice impulso luminoso. Nella prima fase dell'esperimento, i roditori sono stati collocati in un ambiente tranquillo e sicuro, la scatola blu; contestualmente i ricercatori cercavano di identificare quali neuroni, nella zona dell'ippocampo, si stavano attivando per formare e consolidare il ricordo di quel luogo. Successivamente sono stati spostati nel secondo ambiente, il box rosso, dove, invece, hanno trovato ad accoglierli stimoli tutt'altro che positivi: una lieve scossa elettrica veniva somministrata loro mentre un impulso luminoso riattivava le cellule neuronali identificate nella prima fase come coinvolte nel meccanismo della memoria. Tornati in seguito nel box blu iniziale, le cavie hanno manifestato atteggiamenti di paura come se fosse stata quella la stanza in cui avevano vissuto l'esperienza negativa della scossa. Soprattutto, dopo esser stati posti in altri ambienti completamente nuovi, i topi continuavano a temere come una minaccia il ricordo del dolore che restava saldamente collegato a quello della scatola blu: a dimostrazione del fatto che, ormai, quella memoria era non soltanto falsa ma anche solidamente presente nel cervello, esattamente come quella di un episodio realmente accaduto.

Il topo è l'animale a cui più spesso ricorre la scienza per analizzare i meccanismi del cervello poiché i suoi circuiti di base e la sua struttura, anche se assai più semplici, somigliano particolarmente a quelli umani: proprio come accaduto ai piccoli roditori, dunque, l'uomo tende ad essere una creatura «molto fantasiosa» alla quale può accadere di mettere in relazione un'esperienza del passato con un evento del presente, in virtù di associazioni elementari o anche del fatto che qualcosa torni alla mente proprio in uno specifico momento. Questo può portare facilmente a rimescolamenti tra i diversi frammenti immagazzinati nella memoria, mutandone le connessioni e generando ricordi alterati, compromessi e, talvolta, completamente inverosimili.

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