Da quando l'emergenza del nuovo coronavirus emerso in Cina (2019-nCoV) è diventata globale, i principali enti sanitari internazionali – come l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – e nazionali (Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità) hanno messo a punto vademecum, pagine con domande e risposte e interi siti web dedicati alle buone pratiche per proteggersi dal contagio. Tra le raccomandazioni indicate risulta di fondamentale importanza il lavarsi spesso e bene le mani, ma non figura espressamente l'evitare le strette di mano, un'usanza sociale profondamente radicata alla base dei rapporti umani, che in determinate circostanze può favorire la trasmissione di patologie infettive. Ha dunque senso evitare questo gesto per ridurre il rischio del nuovo coronavirus?

Strette di mano vietate

Innanzitutto segnaliamo che sono sempre più numerose le organizzazioni di meeting, eventi sportivi e religiosi che hanno deciso di vietare le strette di mano per tutelare i singoli e le comunità dalla diffusione del coronavirus. Tra gli eventi più importanti per i quali è stata presa questa decisione c'è il Mobile World Congress che si terrà tra il 24 e il 27 febbraio a Barcellona, in Spagna. In realtà l'evento risulta fortemente in bilico, dato che numerose aziende di primo piano come LG, Amazon, Nvidia hanno espresso la volontà di non partecipare, eliminando del tutto il rischio di esposizione ai propri dipendenti. Anche la diocesi di Hong Kong ha vietato lo scambio del segno di pace, il tradizionale gesto della stretta di mano, sostituendolo con un cenno della testa. Persino nei campionati di calcio giovanili del Canada sono state annullate le strette di mano tra i giocatori al termine delle partite. Il gesto, inoltre, viene caldamente sconsigliato anche dalle aziende negli incontri di lavoro. Insomma, l'amichevole stretta di mano nel "mondo reale" viene vista come una potenziale minaccia. Vediamo cosa c'è di vero.

Cosa dice la scienza

Che le strette di mano possano determinare la trasmissione di patologie infettive, e in particolar modo di quelle respiratorie, è cosa nota. Basti pensare che nel 2014 un team di ricerca americano della Scuola di Medicina dell'Università della California e del Ronald Reagan UCLA Medical Center ha proposto di vietare le strette di mano negli ospedali e nelle altre strutture sanitarie, suffrangando l'idea con un articolo pubblicato sull'autorevole rivista scientifica JAMA Network. Questo perché gli agenti patogeni come virus e batteri possono colonizzare facilmente le mani (dopo uno starnuto o un colpo di tosse, o magari dopo essere entrati in contatto con una superficie contaminata), e da lì essere trasferiti direttamente alle altre persone (proprio con una stretta di mano) o indirettamente attraverso oggetti come maniglie, tastiere, telefoni, pulsanti degli ascensori e così via. Un recente studio condotto da scienziati dell'Università di Medicina di Greifswald e del Dipartimento di Virologia Medica e Molecolare presso l'Università della Ruhr di Bochum ha dimostrato che i coronavirus possono “sopravvivere” nell'ambiente – in determinate condizioni – fino a 9 giorni, un dato da non sottovalutare nell'ottica della trasmissibilità attraverso le mani. Va comunque sottolineato che ancora non sono ben note le caratteristiche di trasmissione di 2019-nCoV, e che quest'ultimo non era coinvolto nello studio tedesco.

Lavarsi le mani

Il rischio di contagio dunque sussiste, ed evitare di stringersi le mani può aiutare a limitare la diffusione dei virus, ma ciò ha senso soprattutto dove il virus è presente come focolaio epidemico, come in Cina. In Italia così come negli altri Paesi non c'è la diffusione ambientale, il patogeno non sta circolando attivamente nelle comunità, dunque è sufficiente seguire le indicazioni igieniche dell'OMS e degli altri enti sanitari per limitare al massimo potenziali rischi di casi isolati. Anche se la stretta di mano non è espressamente citata, come indicato, il gesto di lavarsi le mani (bene e spesso) è considerato un vero e proprio caposaldo per ridurre qualunque tipo di rischio di contagio. Starnutire in su un fazzoletto e all'altezza del gomito è raccomandato proprio per evitare che l'eventuale infezione possa diffondersi attraverso le mani, la parte del corpo che entra più in contatto con gli altri. “Se le persone si lavano le mani regolarmente e starnutiscono nei gomiti, le strette di mano non saranno così rischiose”, ha dichiarato a The Verge la dottoressa Lisa Maragakis, a capo del Dipartimento della Prevenzione delle infezioni presso l'autorevole John Hopkins Health System. Evitando le strette di mano al momento possiamo ridurre il rischio di diffondere raffreddori e soprattutto influenza, che avendo sintomi di base molto simili a quelli del coronavirus può aiutare nella cosiddetta diagnosi differenziale. È lo stesso motivo per cui i medici di famiglia raccomandano la vaccinazione dall'influenza, già importante in assenza del coronavirus.