Il salvataggio della Grande barriera corallina australiana è appesa a un filo e gli scienziati cominciano a perdere seriamente le speranze. La situazione è diventata così drammatica che ormai si è iniziato a parlare apertamente di preservarne le sole “funzioni ecologiche”, dato che il futuro dei coralli, a causa del riscaldamento globale, sembra praticamente segnato. La dichiarazione fatalista è degli esperti del Reef 2050 Plan Independent Expert Panel, riunitisi a Brisbane all'inizio del mese. Il loro suggerimento, in pratica, è ormai quello di puntare almeno sulla preservazione della struttura, in quanto protezione naturale per i pesci (anche quelli legati agli interessi umani) e baluardo contro il moto ondoso verso le coste. Ma senza coralli l'intero ecosistema della barriera potrebbe crollare del tutto, lasciando un grande monumento alla scelleratezza umana.

Il comitato di esperti è in aperto contrasto col “Reef 2050 Long-Term Sustainability Plan” del governo australiano, un piano da 2 miliardi di dollari che, nel giro di pochi decenni, dovrebbe proteggere la barriera e favorirne la resilienza grazie a programmi di protezione della qualità dell'acqua, attraverso il controllo del traffico marittimo e delle industrie costiere. Ma il responsabile principale dello sbiancamento dei coralli sono i cambiamenti climatici e il conseguente il riscaldamento globale, e nel piano non c'è alcuna soluzione di contrasto all'innalzamento delle temperature e alla riduzione dell'effetto serra.

L'acqua più calda innesca l'espulsione da parte dei coralli delle alghe fotosintetiche simbionti, un processo noto come “bleaching” che dopo lo sbiancamento provoca la morte. Per quanto si possa mantenere pulita l'acqua, se le temperature restano alte non c'è nulla da fare per salvare i coralli. Gli ultimi dati divulgati dalla Great Barrier Reef Marine Park Authority in tal senso sono emblematici. Nel nord del Queensland, ad esempio, il 70 percento dei coralli superficiali è morto, così come buona parte di quelli che vivono più in profondità. Nel complesso i coralli morti nell'ultimo anno sono stati il 29 percento del totale, una stima superiore del 7 percento rispetto a quella fornita in precedenza. Del resto, dopo i primi eventi di sbiancamento di massa registrati nel 1998 e del 2002, è la prima volta che tale processo avviene per un biennio consecutivo (2016/2017). Negli ultimi mesi i problemi maggiori sono stati registrati nell'area tra Cairns e Townsville, e la preoccupazione continua a salire per gli effetti del ciclone tropicale Debbie.

Vista la situazione drammatica, quello degli scienziati da appello si è trasformato in un vero e proprio grido di allarme verso i potenti della Terra. Se non si rispettano gli accordi sul clima di Parigi e si fa in modo di ridurre l'impatto del riscaldamento globale, modificando di conseguenza anche i punti saldi del piano Reef 2050 Long-Term Sustainability Plan, per la Grande Barriera Corallina australiana non ci sarà più alcuna speranza.