La Grande Barriera Corallina non se la passa molto bene. No, anzi. La Grande Barriera Corallina se la sta passando malissimo. Eh sì perché con il riscaldamento globale che il COP21 (o 22 che sia) non sembra placare, l’inarrestabile incremento delle temperature globali sta portando, in superficie a cambiamenti climatici ingestibili, e sotto la superficie del mare, allo sbiancamento dei coralli e alla conseguente morte dalle barriere coralline. Ora, a noi potrà anche non importare che in Australia 70.000 persone stiano rischiando il posto di lavoro in un settore che al Paese porta circa 5 miliardi di dollari ogni anno, ma la morte di questi ecosistemi ha effetti che (per usare un eufemismo) vanno ‘leggermente’ oltre i problemi economici.

Partiamo dal principio.

Cos’è lo sbiancamento dei coralli?

In pratica funziona così. All’interno dei coralli sono presenti alcuni polipi che vivono lì in simbiosi con alcune alghe unicellulari fotosintetizzanti responsabili degli accesi colori che tanto amiamo fotografare durante le immersioni in questi ecosistemi. Quando fa troppo caldo però cosa succede? Accade che i polipi decidano di espellere l’alga e il corallo perde il suo colore: questo è lo sbiancamento dei coralli.

L’incremento delle temperature del mare sta portando in questi anni ad un non troppo lento declino della Grande Barriera Corallina. Stiamo parlando del 67% in meno negli ultimo 8-9 mesi in un raggio di 700 chilometri. Una situazione drammatica che preoccupa perché la barriere coralline, oltre ad essere belle e oggetto di turismo, rappresentano anche l’ecosistema in cui vivono moltissimi pesci e animali marini che senza di esse rischiano di morire.

Non ci sono solo cattive notizie. Sembrerebbe infatti che nella parte più a sud della barriera la situazione sia migliore, anzi, si parla addirittura di coralli che stanno tornando a splendere nuovamente con i loro affascinanti colori.

[Foto copertina di Greg Torda, ARC Centre of Excellence for Coral Reef Studies]