Il 5 giugno di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale dell'Ambiente (World Environment Day), una ricorrenza proclamata nel 1972 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e giunta oggi al suo 47esimo anniversario. La prima occasione ufficiale risale infatti al 1974, quando fu accompagnata dallo slogan “Only One Earth”; la Terra, del resto, è il nostro unico pianeta e per questo patrimonio insostituibile, da proteggere e conservare. Per noi stessi, le generazioni future, la biodiversità e i delicati equilibri naturali figli dell'evoluzione. Ma il motto di quasi mezzo secolo fa indica chiaramente che già all'epoca era chiaro l'impatto catastrofico delle attività antropiche; nonostante ciò si è fatto ben poco per arginarne gli effetti sull'ambiente. Oggi siamo innanzi a un vero e proprio bivio: intervenire in modo rapido e drastico per cambiare rotta oppure soccombere a causa dei cambiamenti climatici da noi stessi catalizzati. Se non ridurremo le emissioni di anidride carbonica (CO2) e non riusciremo a contenere l'innalzamento delle temperature medie, infatti, nel giro di pochi decenni saremo travolti da un'apocalisse. Non a caso gli scienziati sottolineano che l'umanità sta andando incontro a “sofferenze indicibili” e che lo stesso concetto di civiltà sarà messo in discussione nel giro di pochi decenni.

Ma non tutto è perduto, come sottolineato dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2021 ha lanciato un appello a ciascuno di noi. “Il degrado degli ecosistemi sta già mettendo a rischio il benessere del 40 percento della popolazione umana. Fortunatamente la Terra è resiliente, ma ha bisogno del nostro aiuto”, ha affermato Guteress. Il tema del World Environment Day è infatti il ripristino degli ecosistemi, con l'obiettivo di promuovere il recupero e la conservazione di una fetta consistente di ambienti (terrestri e acquatici) strappati alla natura dall'avidità e dall'incuria dell'uomo. “Questo è il nostro momento” per intervenire, afferma Guterres. Sebbene non si possano riavvolgere le lancette del tempo e rimediare ai disastri perpetrati per secoli, a partire dalla Rivoluzione Industriale, possiamo infatti “piantare nuovi alberi, rendere più verdi le nostre città e i nostri giardini, modificare la nostra alimentazione e pulire fiumi e coste”. Poi Guteress "accarezza" soprattutto i giovani e i giovanissimi che, ispirati dal movimento di Greta Thunberg, stanno effettivamente gettando le basi per una sostanziale rivoluzione green nella gestione politica. “Siamo la generazione che può fare pace con la natura. Diventiamo attivi, non ansiosi. Siamo audaci, non timidi”, conclude Guteress.

Con la Giornata Mondiale dell'Ambiente del 2021, ospitata formalmente dal Pakistan, prenderà il via il “Decennio delle Nazioni Unite per il Ripristino dell’Ecosistema”, che ha l'obiettivo di riportare all'antico splendore naturale miliardi di ettari, dalle vette delle montagne agli abissi marini. Si inizierà piantando miliardi di alberi (proprio in Pakistan è prevista una piantumazione di 10 miliardi di piante entro il 2023), ma sono in programma anche estesi programmi di pulizia di spiagge e fondali, così come la riqualificazione di ambienti deturpati e contaminati. Tra gli interventi più significativi legati al World Environment Day, la conversione di miniere di carbone negli Stati Uniti, il ripristino di hotspot strategici nella Foresta Amazzonica e la protezione dall'erosione dei terreni agricoli in Kenya.

Con gli ecosistemi in salute, del resto, si rimette in moto il motore della biodiversità che è alla base (anche) del nostro benessere. Basti pensare alle colture di interesse commerciale che dipendono dagli insetti impollinatori come le api. Sono stati letteralmente decimati negli ultimi anni a causa dell'uso di pesticidi neonicotinoidi, dalla distruzione degli habitat naturali (i campi incolti con i fiori trasformati in allevamenti e monocolture) e dal clima impazzito che alterano i naturali cicli delle stagioni. Con il ripristino degli ecosistemi si determinano anche significativi benefici economici da non sottovalutare: lasciare tutto com'è, spiega l'ONU, è tre volte più costoso che intervenire, mentre gli investimenti portano entrate dieci volte superiori alle cifre spese. “Da oggi fino al 2030, il ripristino di 350 milioni di ettari di ecosistemi terrestri e acquatici degradati potrebbe generare 9mila miliardi di dollari in servizi ecosistemici, e rimuovere dall'atmosfera fino a 26 miliardi di tonnellate di gas a effetto serra”, ha concluso l'ONU.