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Geroglifici su Marte? Meravigliamoci, ma non degli alieni

Sul finire del dicembre scorso il rover Curiosity immortala dei misteriosi “geroglifici” su Marte. Di cosa si tratta realmente?
A cura di Juanne Pili
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Sono tante le immagini che la sonda Curiosity continua a rilasciarci, alcune evidentemente sfuggono al macchinoso controllo della Nasa, la quale sarebbe impegnata a nasconderci sfingi e piramidi costruite da antichi alieni su Marte, tutte storie da noi abbondantemente debunkate in precedenza. Stavolta però le foto scattate dal Rover su Pianeta rosso ci regalano una suggestione in più, che i cultori delle tesi alternative ritengono già essere delle prove schiaccianti.

Il rover trolla i complottisti?

Con sprezzo delle suggestioni che la pareidolia spesso ci regala (vedere schemi sensati, anche là dove non ci sono, per somiglianza), ecco apparire in bella vista dei curiosi “glifi”, segno che qualcuno un tempo fosse vissuto laggiù, dotato di intelligenza e facente parte di una civiltà perduta. Le immagini sono state catturate sul finire del dicembre scorso. L’attenzione degli scienziati per l’area in cui le foto sono state prodotte è dovuta al fatto che nella regione vi sarebbero rocce aventi alcune tonalità di blu insolite. Ma non è tutto, perché il rover ha un suo account su Twitter e il modo con cui presenta le immagini suscita non poche suggestioni:

Cosa stiamo vedendo realmente?

Insomma sarebbero gli stessi scienziati della Nasa a lasciar trapelare questi segreti. Spiegare tutto con l’ironia sarebbe comunque ingiusto. Dobbiamo capire cosa stiamo vedendo realmente. O almeno valutare quale spiegazione sia più plausibile rispetto all’ipotesi degli “antichi astronauti” di Marte, come molti tabloid preferiscono lasciar credere. Non è difficile, basta leggere il tweet per intero, specialmente le parti che non vengono rilanciate, forse perché meno “suggestive”:

Maybe they're crystals? Or they could be minerals that filled spaces where crystals dissolved away. Stay tuned! Science continues.

Sono tante le curiosità ghiotte per i geologi che il rover sta inviando. Nel caso dei nostri “geroglifici” si parla di “formazioni angolari”, più precisamente minerali che riempiono gli spazi in cui certi cristalli possono essersi formati in passato, per poi dissolversi. Ad oggi è difficile stabilirlo con certezza, questa è una facoltà che lasciamo agli autori sensazionalisti. Ci basta sapere che per gli addetti ai lavori non sono stupefacenti a tal punto da pensare di essere di fronte ad un antico linguaggio alieno. Tuttavia rimane ancora ampio spazio per meravigliarci, nella continua ricerca di conferme dell’esistenza d'acqua, che potrebbe conservarsi tutt’oggi intrappolata nel sottosuolo.

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