La pareidolia è un’esperienza del quotidiano, difficile che nessuno l’abbia mai sperimentata in vita sua, anche solo giocando a trovare figure razionali nella forma delle nuvole, nelle venature degli infissi in legno, nelle macchie o nelle ombre. Gli oggetti che usiamo tutti i giorni possono avere un volto. Il fenomeno riguarda soprattutto la vista ma anche l’udito può essere ingannato. Prendiamo ad esempio la strofa di una nota canzone che recita “gotta make a move to a town that's right for me”; un italiano difficilmente potrà evitare di sentire ben altro.

Origini della Pareidolia. Questo fenomeno cognitivo si spiega molto bene con le nostre origini preistoriche, tendiamo a vedere forme ed oggetti riconoscibili in strutture che in realtà sono del tutto amorfe. Si tratta di una capacità innata dovuta alla necessità propria dei nostri antenati di riconoscere nel minor tempo possibile un'eventuale minaccia, generalmente un predatore, magari capace di mimetizzarsi nell’ambiente circostante. Riuscire a individuare un pericolo avvalendosi del minimo numero di dettagli avrebbe fatto la differenza tra la vita e la morte. Gli artisti hanno giocato spesso con questo fenomeno, di cui avevano evidentemente coscienza.

Inganni della mente. Questa attitudine sopravvive ancora in noi, ma nel mentre il paesaggio circostante è cambiato, ormai i predatori li vediamo nei documentari o andando allo Zoo. Molti di noi vivono in habitat dove il cemento regna sovrano. Così le occasioni per essere tratti in inganno sono sempre in agguato. Un muro in penombra in relazione ad un panorama montuoso può essere facilmente identificato come un lago. Una foto priva di alcun ritocco ci mostra il profilo misterioso di un uomo. Solo utilizzando dei filtri fotografici possiamo accorgerci che in realtà quel che vediamo è un bimbo seduto sul ginocchio del padre.

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Entriamo così nel terreno delle bufale. Abbiamo avuto modo di trattare spesso il fenomeno della pareidolia in questi frangenti. Pensiamo alla testa di Bigfoot che qualcuno pretende di aver trovato nello Utah, o della mummia con le Adidas.

La pareidolia su Marte ci regala suggestioni da fantascienza, il caso più noto è quello del volto misterioso rivelatosi una semplice conformazione geologica, da allora gli avvistamenti si sono moltiplicati, fino ad arrivare al surrealismo, come nel caso del cucchiaio volante.  Si occupò della questione anche Paolo Attivissimo:

I fufologi si calmino, perché non c'entrano i marziani distratti: il cucchiaio è una struttura scolpita dal vento nella roccia marziana. Una spettacolare dimostrazione di quello che la natura sa fare quando ha tempo, ci si mette d'impegno e non ci sono pioggia, piante o animali a disturbare le sue fragili sculture (e la gravità è un quarto di quella terrestre).

La levitazione. L’accostamento con l’ombra visibile affianco al cucchiaio marziano ci ricorda l’effetto ottico della pedana che levita, anche una macchia può aiutare a creare l’illusione della levitazione. Altri esempi di oggetti che levitano, su Marte, li troviamo ben illustrati nel forum Metabunk.

Oop-Art e Crononauti. Gesti del quotidiano che un tempo avevano un senso, oggi ne hanno uno totalmente diverso. Per esempio quello di accostare un oggetto all’orecchio diventa paradigma del telefonare col cellulare, così se lo vediamo fare ad una persona in filmati di epoche passate abbiamo il sentore di trovarci davanti alla prova dell’esistenza di misteriosi crononauti. Questo perché oggi certi disturbi all’orecchio sono meno diffusi, sono cambiati anche gli appositi apparecchi uditivi. Parliamo della Oop-Art, acronimo che indica presunti oggetti anacronistici, ovvero, fuori dal loro corretto contesto storico. Che dire allora del laptop visibile in un bassorilievo dell’antica Grecia o dell’elicottero Apache in una stele egizia? Qui potete trovare approfondimenti riguardanti la pratica, in antico Egitto, di sovrapporre iscrizioni nuove a quelle vecchie, magari nel tentativo di oscurare la fama di odiati predecessori.

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Il guardiano misterioso. Arriviamo quindi al guardiano delle Badlands, che potete osservare su Google maps.  Non si tratta di uno scherzo, quel profilo gigantesco esiste sul serio, ma non è frutto di alcuna intelligenza superiore. Per rendercene conto basta zumare.