In soli 31 giorni, dall'inizio alla fine di maggio, la Foresta Amazzonica ha perduto ben 739 chilometri quadrati di vegetazione, quanto l'isola di Madera o Singapore. Per fare un paragone più immediato, l'area andata distrutta è pari a quella di due campi da calcio regolamentari persi ogni minuto per tutto il mese. Si tratta del picco di disboscamento più alto nel mese di maggio da molti anni a questa parte, da quando sono stati avviati gli attuali modelli di monitoraggio. Per gli ambientalisti il dato drammatico indica lo “zampino” delle politiche contro l'ambiente del nuovo presidente Jair Bolsonaro.

Nuovo governo. Da quando Bolsonaro si è insediato a Brasilia, all'inizio dell'anno, fu subito chiaro quale sarebbe stato l'atteggiamento del nuovo governo nei confronti dell'ambiente e in particolar modo della foresta pluviale dell'Amazzonia, considerata il “polmone verde” del nostro Pianeta grazie al contributo di ossigeno rilasciato nell'atmosfera e alla cattura di anidride carbonica. Bolsonaro aveva puntato il dito contro l'agenzia del monitoraggio ambientale chiamandola “l'industria delle ammende”; da quando si è insediato i controlli sono scesi del 70 percento, favorendo di fatto le pratiche di disboscamento illegale, l'espansione dell'agricoltura e l'estrazione mineraria. Senza contare gli effetti drammatici sulle preziose terre protette degli indigeni. Le nuove politiche incoraggiano chiaramente lo sfruttamento ambientale e il disboscamento appena rilevato dai satelliti potrebbe esserne un chiaro riflesso. Il mese di maggio è uno dei più significativi per il monitoraggio poiché iniziano le attività che più impattano sulla foresta pluviale; a maggio 2018 andarono perduti circa 500mila chilometri quadrati di vegetazione, mentre nel 2017 furono la metà.

Anno peggiore. Se il tasso registrato il mese scorso si ripresenterà anche a giugno e a luglio, c'è il rischio che il 2019 diventi l'annus horribilis per la Foresta Amazzonica. Del resto nel 2018 i chilometri quadrati di foresta pluviale andati perduti furono circa ottomila, pari a oltre sei milioni di piscine olimpioniche e cinque volte l'estensione della gigantesca città di Roma. Rispetto al 2017 ci fu un incremento nel disboscamento quasi del 14 percento, e tutto lascia pensare a un dato ben peggiore per quest'anno. A preoccupare gli ambientalisti vi è anche la proposta del figlio di Bolsonaro, il senatore Claudio, che vorrebbe far decadere la legge che obbliga i proprietari terrieri a mantenere tra il 50 e l'80 percento dei terreni di proprietà come foresta pura. Si registra inoltre il licenziamento di numerosi ispettori ambientali veterani e c'è la volontà di privatizzare il monitoraggio satellitare della Foresta Amazzonica, dal quale derivano gli ultimi drammatici dati.