Tra agosto 2017 e luglio 2018 la Foresta Amazzonica ha perso quasi 8mila chilometri quadrati di territorio, esattamente cinque volte la superficie di Roma o quella occupata da più di 6milioni di piscine olimpioniche. Il dato record, che mostra un'accelerazione nella deforestazione del 13,7 percento in un solo anno, è stato diffuso in un rapporto redatto dal Ministero dell'Ambiente e del Ministero della Scienza, Tecnologia, Innovazione e Comunicazione (MCTIC) del Paese carioca.

Tra gli Stati brasiliani più colpiti vi sono il Parà e il Mato Grosso, non a caso tra quelli più ricchi di terreni agricoli. Il disboscamento sarebbe proprio una diretta conseguenza dell'espansione dei campi per i raccolti, sfruttati in particolar modo per i cereali. Ma il ministro dell'Ambiente Edson Duarte ha puntato il dito soprattutto contro le attività dei taglialegna illegali, che assieme al traffico di droga e di armi della criminalità organizza ha creato un danno enorme.

A preoccupare scienziati e ambientalisti c'è anche il prossimo insediamento del nuovo presidente Jair Bolsonaro, che entrerà in carica nel 2019. In campagna elettorale ha promesso infatti di alleggerire le pene per chi si macchia dei reati ambientali, inoltre vuol fondere il ministero dell'Ambiente (che tutela le aree protette, comprese quelle popolate dagli indigeni) con quello dell'Agricoltura, dando di fatto più potere a quest'ultimo.

Il risultato potrebbe essere un'ulteriore impennata della deforestazione e una drastica riduzione dei territori delle popolazioni indigene, pressate dall'industria mineraria che vuole impadronirsi dei preziosi giacimenti siti nei parchi naturali. In poco meno di 15 anni l'Amazzonia, il cosiddetto “polmone verde” del pianeta, ha perso quasi 30mila chilometri quadrati di territorio, con una nuova impennata registrata proprio negli ultimi anni.