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Spetterà all’Italia, e in particolare alla Campania, fare da sfondo alla decisione finale che l’Agenzia spaziale europea (ESA) prenderà nelle prossime settimane sul destino di ExoMars, l’ambiziosa missione robotica per Marte su cui si lavora da anni, progetto entrato però in crisi dopo la decisione della NASA di ritirarsi  a causa dei tagli nel budget dell’agenzia americana. L’Europa, dopo alcuni tentennamenti, sembra decisa a fare da sola. Ormai l’ESA è matura abbastanza da pensare di poter riuscire in autonomia a inviare un rover automatico sul Pianeta Rosso, seguendo le orme della NASA che ora con Curiosity ha fatto atterrare il suo quarto robot. Allo IAC, l’Expo dello spazio di Napoli, e soprattutto durante la conferenza interministeriale dell’ESA che si terrà a novembre a Caserta, si scioglieranno gli ultimi dubbi. E nel frattempo, di ExoMars si parlerà a Futuro Remoto, la mostra di divulgazione scientifica organizzata a Napoli alla Città della Scienza, quest'anno focalizzata sul futuro della conquista spaziale.

Fuori gli Usa, entra la Russia? – ExoMars è un progetto che costa più di un miliardo di euro, di cui oltre 800 milioni saranno coperti dai paesi europei. Per l’Europa è un’opportunità importante: una boccata d’ossigeno per i migliaia di lavoratori altamente specializzati del comparto aerospaziale europeo e per i tanti scienziati che verrebbero coinvolti nel programma. Nata come missione unicamente europea, problemi economici ne avevano portato l’apertura agli americani: NASA ed ESA avrebbero fornito due rover, il primo americano e il secondo europeo. Poi, qualche mese fa, la doccia fredda: per gli americani, non se ne fa più niente. Subito sono iniziati i contatti con Roscosmos, l’agenzia spaziale russa da sempre interessata a Marte (con assai poche fortune: anche l’ultima sonda PhobosGrunt è andata persa poco dopo il lancio). I russi scioglieranno la riserva a breve: dovranno mettere a disposizione non meno di 200 milioni di euro.

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Missione strategica – Scopo di ExoMars, come il nome suggerisce, è fare luce sulla vita extraterrestre, la cosiddetta “esobiologia”: c’era vita su Marte? Ce n’è ancora oggi? L’intenzione è portare intorno a Marte una sonda capace di analizzare in orbita le quantità di metano presenti sul pianeta e stabilire una postazione di telecomunicazioni con la Terra che funzioni per ExoMars e per le future missioni (dai 7 e i 10 anni di vita). Seguirà quindi il rover. ExoMars sarà dotato di un trapano capace di perforare fino a due metri il suolo marziano, portare in superficie campioni di terreno, analizzarli con la strumentazione di bordo e inviare i dati prima all’orbiter e quindi da lì alla Terra. In futuro si prospetta la possibilità di acquisire questi campioni e riportarli sulla Terra, come già decenni fa facevano alcune sonde per la Luna. ExoMars sarà quanto più possibile autonomo nelle decisioni su cosa fare e cosa analizzare, ma il controllo di terra potrà comunque intervenire per fissare nuovi obiettivi di missione. Una grande opportunità per l’industria italiana, tra le altre. Negli stabilimenti torinesi di Thales Alenia Space, la multinazionale metà francese e metà italiana, colosso europeo dell’aerospazio, già si simula in un ambiente simile a quello di Marte il movimento del rover – riprodotto a grandezza naturale – sul suolo del Pianeta Rosso. Lì, a Torino, sarà realizzato il grosso del robot. Il trapano sarà gestito dall’Altec, un’altra eccellenza italiana nel settore, già coinvolta da anni sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Prossimo passo: l'uomo? – In realtà nessuno dei quattro rover finora spediti sul pianeta, nemmeno l’attuale Curiosity, è progettato con lo specifico obiettivo di cercare la vita. ExoMars lo farà attraverso strumenti raffinatissimi che puntano soprattutto ad andare oltre lo strato superficiale marziano: lì sotto, gli scienziati ne sono convinti, potrebbero esserci microrganismi fossili o addirittura ancora vivi. Insomma, se c’è vita su Marte è solo lì sotto, ed ExoMars potrebbe riuscire a trovarla. Se fallisse, l’ultima parola sull’argomento spetterà alla futura missione umana sul Pianeta Rosso, prevista non prima del 2030. Anche per questo motivo, ExoMars andrà lassù: per studiare il campo magnetico e la protezione dai raggi ultravioletti provenienti dallo spazio, di modo da capire per quanto tempo gli astronauti possano restare su Marte senza subire danni. A questo punto, ne sapremo abbastanza per preparare la missione. ExoMars avrà due fasi: un orbiter nel 2016 e il rover nel 2018. Da lì a due anni, la NASA scioglierà le riserve e, insieme all’ESA, a Roscosmos e forse ad altre agenzie spaziali di tutto il mondo, inizierà a realizzare l’astronave che porterà finalmente l’uomo su Marte.