lo rivela il rapporto del wwf

In un futuro non troppo lontano, i giardini zoologici potrebbero diventare sempre più simili a delle riserve, quali sono quelle in cui gli Stati Uniti hanno "protetto" i nativi, se non addirittura a dei musei: un'amara constatazione che, tuttavia, si rende necessaria ogni qual volta si leggono i dati relativi allo stato di conservazione di alcune specie animali, alcune di queste anche amatissime dagli uomini. Lo dicono i numeri del WWF che illustrano un panorama di desolante devastazione in cui la caccia agli elefanti diventa un fenomeno in costante incremento, a dispetto di una contrazione che aveva fatto ben sperare in anni passati; dove i rinoceronti sudafricani continuano ad essere uccisi per il proprio corno e dove le tigri rimaste in natura sono appena 3200. Non sembra così improbabile, dunque, un avvenire in cui questi animali potrebbero diventare soltanto un lontano ricordo, a meno che non si ricorra alla loro clonazione, dopo averne distrutto territorio, habitat e popolazione.

L'ultimo rapporto del WWF, intitolato Crime Wildlife Scorecard: Valutazione ed applicazione degli impegni CITES per tigri, rinoceronti ed elefanti, analizza la situazione della diffusione del bracconaggio e del commercio illegale di animali (e parti di essi) mettendo in evidenza chiaramente come le morbidissime azioni di contrasto, che alcuni Stati pur millantano di aver messo in campo contro i cacciatori di frodo, continuino a dimostrarsi di fatto totalmente inutili. Il report analizza la situazione di 23 Paesi di Asia ed Africa, assegnando a ciascuno una pagella di valutazioni, con punteggi che vanno dal verde al giallo e al rosso per ogni singola specie: perché se in ognuno di questi territori il commercio illegale è una realtà ancora fortemente radicata, è pur vero che esiste una vistosa differenza tra gli Stati che combattono attivamente quest'orrendo crimine, pur tra numerose avversità, e «quelli in cui gli sforzi attuali sono completamente inadeguati».

rinoceronti bracconieri

Tra i gradini più bassi della classifica spicca il Vietnam, che ha un bollino rosso per le tigri ed uno per i rinoceronti: del resto, nel Paese del sud-est asiatico l'ultimo esemplare vietnamita di rinoceronte di Giava è stato ucciso in un agguato da un bracconiere, meno di un anno fa. Proprio il Vietnam è indicato all'interno del rapporto come una delle mete favorite dei flussi di traffico di corno di rinoceronte: ricercatissimo ancora nell'ambito della medicina tradizionale dell'antica Cina perché ritenuto in possesso di proprietà terapeutiche che sfiorano il miracoloso (secondo alcuni, infatti, curerebbe quasi ogni tipo di malattia, dal raffreddore all'epilessia, dalle cardiopatie al tumore). Un'usanza che ha portato, negli ultimi anni, ad un incremento della caccia di frodo al rinoceronte soprattutto nei territori protetti del Sudafrica dove, nel solo 2011, sono stati massacrati e mutilati 448 rinoceronti; i primi sei mesi del 2012 hanno fatto registrare un bilancio drammaticamente non da meno, con la perdita di 262 esemplari. Un punteggio giallo per la Repubblica africana, dunque, ma anche per la Cina e per la protezione dei suoi elefanti, «un fallimento da parte del Paese per la sorveglianza efficace del suo mercato dell'avorio»: quest'ultima è tra le maggiori destinatarie del commercio di avorio assieme alla Thailandia, cartellino rosso, dove l'avorio illegalmente giunto dall'Africa viene venduto senza difficoltà negli affollati negozi di souvenir per turisti.

L'inarrestabile traffico dell'avorio

Spiccano nel rapporto le valutazioni decisamente verdi di Nepal ed India per ciascuna delle tre specie utilizzate come indicatori, il segnale che ad una politica seria di contrasto del bracconaggio corrisponde sempre un risultato positivo: basti pensare che il 2011 è stato il primo anno per il Nepal in cui non è stato registrato alcun caso di uccisione di frodo dei suoi rinoceronti. E anche se «la maggior parte dei Paesi dell'Africa centrale ha ricevuto punteggi gialli o rossi per gli elefanti», qualche segnale incoraggiante giunge da una stretta maggiore sulla legislazione penale contro i bracconieri e da episodi quale il recente rogo dell'avorio in Gabon, con il quale il Governo si è impegnato pubblicamente nella lotta contro la caccia illegale.

elefanti

«Bruciare gli stock di avorio come di corni o di pelli illegali è un passo essenziale ed importante per dire un netto no al commercio ed al consumo di queste risorse, una scelta che dovrebbero fare molti dei Paesi anche occidentali coinvolti in questi traffici» ha sottolineato il responsabile del Programma Speciale del WWF Italia Massimiliano Rocco, ricordando come il problema riguardi da vicino anche l'Italia «dove le offerte di oggetti in avorio o zanne sono sempre più frequenti anche sui siti online». La globalizzazione, l'ingresso nei mercati della superpotenza cinese, l'agevolazione che il commercio illegale riceve grazie al web sono tra le cause principali che stanno portando ad una recrudescenza delle uccisioni degli elefanti, dopo anni che avevano visto una relativa flessione del drammatico fenomeno. Corni e manufatti giungono in Cina e nel sud est asiatico dopo aver fatto tappa in Malesia al termine di un lungo viaggio che parte da Sudafrica, Namibia, Botswana e Zimbabwe: lì, ormai, gli elefanti sono sempre più vicini al rischio di estinzione.