il gabon dice addio all avorio

Alcuni erano oggetti finemente intarsiati, altre erano semplicemente zanne non lavorate: un totale di quasi ventimila pezzi, frutto dei sequestri effettuati dalle autorità del Gabon a partire dal 1985. Il peso ammonta a quasi 5000 chili, il valore commerciale sfiorerebbe gli otto milioni di euro: ma, soprattutto, dietro quella montagna di avorio c'è la vita di 850 elefanti uccisi illegalmente dai cacciatori di frodo. Un tesoro macchiato di sangue che il Presidente dello Stato africano ha deciso di dare al rogo pubblicamente (mai prima d'ora era accaduto in alcun Paese nell'intero continente) per lanciare un segnale forte contro il bracconaggio e sottolineare ulteriormente la posizione del Governo nei confronti di questa pratica, oltre che per evitare che l'avorio venisse rubato e rivenduto sul mercato nero, come accade frequentemente: l'ultimo episodio del genere ha avuto luogo in Zambia la scorsa settimana, con il furto di 3 tonnellate di avorio sequestrato dal Governo.

Il messaggio del Capo di Stato Ali Bongo Ondimba, che ha personalmente partecipato ad una sorta di "solenne cerimonia" di accensione delle fiamme nella capitale Libreville assieme a membri del WWF e Traffic, giunge proprio in un momento particolarmente difficile per gli elefanti africani. La "crisi dell'avorio", infatti, si sta notevolmente aggravando, raggiungendo livelli che preoccupano per lo stato di conservazione dei magnifici pachidermi: così se il 2011 è stato l'annus horribilis per gli elefanti, come non accadeva dal 1989 quando la caccia venne messa fuori legge, i dati dei primi mesi del 2012 mostrano chiaramente come l'incremento del bracconaggio sia un tendenza ormai costante che vede i cacciatori diventare sempre più feroci, meglio organizzati e spinti da una brama che non accenna a diminuire. Diminuisce, viceversa, regolarmente la popolazione degli elefanti africani: attualmente è stimata tra le 300 000 e le 500 000 unità, a fronte di 1 300 000 esemplari degli anni '70.

La recrudescenza del fenomeno del bracconaggio sta lasciando più vittime sul campo di quelle degli anni passati: nel 2011 potrebbero esser state massacrate decine di migliaia di elefanti. Causa principale di tale inquietante fenomeno risiede principalmente nell'ampliamento del mercato globale che spinge la domanda fino ai lontani territori asiatici, dove l'avorio è ancora assai richiesto. Molti Paesi hanno rafforzato i sistemi di controllo, mentre i tribunali di alcuni Stati africani iniziano ad emettere durissime sentenze che prevedono anche più di dieci anni di carcere per i cacciatori di frodo; tuttavia è superfluo osservare come, nelle aree in cui la popolazione è più povera e le forze dell'ordine sono più deboli, il bracconaggio sia ancora estremamente radicato e diffuso. Il Gabon sta cercando di mettere in campo il proprio sistema legislativo per combattere una guerra cominciata decenni addietro ma che non accenna a concludersi, assieme ad altri Stati africani: ma sarà solo l'appoggio della comunità internazionale, incluse quell'Asia e quell'Europa dove molto spesso si dirige il traffico illegale di avorio, che potrà fornire il contributo decisivo a vincere una battaglia che uccide, ogni anno, migliaia di elefanti per il solo scopo di possederne le zanne.