Lunedì 23 novembre la casa biofarmaceutica britannico-svedese AstraZeneca, distributrice del vaccino anti COVID dell'Università di Oxford e dell’azienda di biotecnologie italiana Advent-Irbm di Pomezia (Roma), ha annunciato che la preparazione ha un'efficacia media del 70 percento. Il dato potrebbe migliorare in modo significativo, dato che è legato a differenti regimi posologici che possono essere perfezionati, tuttavia risulta sicuramente meno "impattante" del 95 percento annunciato in pompa magna dal colosso farmaceutico Pfizer (per la preparazione BNT162) e dalla società di biotecnologie Moderna Inc per la mRNA-1273. Alla luce di queste e altre differenze abbiamo chiesto un parere al professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano, Presidente Nazionale dell’A.N.P.A.S. (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) e Direttore Sanitario della Casa di Cura Ambrosiana SRL di Cesano Boscone. Ecco cosa ci ha raccontato.

Professor Pregliasco, stamattina AstraZeneca ha annunciato che il suo vaccino ha un'efficacia media del 70 percento, un dato inferiore a quello delle preparazioni di Pfizer e Moderna che si attestano al 95% (ma come valore assoluto). Cosa ne pensa?

Sostanzialmente quello che dico è che dobbiamo vedere i dati complessivi. Le modalità con cui sono stati realizzati questi studi sono differenti. Per AstraZeneca per esempio c'era un test con tampone ogni settimana, inoltre è stato usato un comparatore, un vaccino contro il meningococco (MenACWY ndr), quindi ad oggi bisogna capire meglio qual è il dato complessivo e tutto sommato anche qual è la dimensione dal punto di vista della valutazione dell'efficacia. Quanti casi sono stati valutati, qual è stata la dimensione del campione che ha portato alla valutazione di efficacia sul campo. I risultati sono interessanti per tutti e tre i vaccini. Quello di AstraZeneca non è da meno rispetto agli altri in termini generali. Sicuramente presenta una modalità di produzione più usuale, cioè ormai ben consolidata. È un vaccino con virus purificato, come dire “spezzettato” e quindi non attivato, con la proteina Spike. Bisognerà vedere i dati che saranno sottoposti all'attenzione delle autorità regolatorie per poter dare un giudizio complessivo.

Nell'annuncio di AstraZeneca è indicato che è stata ottenuta un'efficacia del 90 percento con un regime di mezza dose più una dose completa, e un'efficacia del 62 percento per le due dosi complete. Cosa pensa verrà proposto alle autorità competenti?

Il dato della registrazione si basa sulla fotografia dei trial clinici eseguiti, quindi anche qui è presumibile che facciano questo tipo di proposta, ma bisogna vedere i vari alberi e i vari rami dei trail clinici. È chiaro che anche l'utilizzabilità è importante, se hanno usato bambini, anziani eccetera. Ogni vaccino avrà un target di riferimento che è basato su quella che è la casistica. Quelli come oggi sono annunci, che sicuramente sono anticipazioni importanti, ma è necessario avere un quadro generale che arriverà solo al momento della richiesta effettiva di approvazione. Diciamo che sono frammenti di informazioni, positivi, interessanti, però sono solo segmenti della conoscenza complessiva. Solo con un confronto su tutta la casistica adottata, sulla dimensione campionaria, con dati sotto mano e su pubblicazioni scientifiche, si potrà capire meglio. Penso che i dati li vedremo a breve. Per ora è ovvio che in questa fase rappresentano un aspetto di riservatezza, alla luce delle considerazioni, poi arriverà l'ufficialità e la trasparenza.

Advent-Irbm, l'azienda italiana che ha collaborato con l'Università di Oxford per mettere a punto il vaccino, ha annunciato che la consegna all'Italia dei primi 2 milioni di dosi dovrebbe avvenire a gennaio, se tutto andrà come deve. Cosa ne pensa alla luce del nuovo comunicato di AstraZeneca?

È chiaro che dipende da quando verrà fatta la richiesta di autorizzazione, e poi ci vorrà un altro po' di tempo. Non sarà istantanea la cosa. Il gruppo indipendente di valutatori ci metterà un po'. Io penso che almeno un mesetto ci vorrà. Come tempi di valutazione e di giudizio, e magari di richieste ulteriori. In prospettiva di utilità, di sanità pubblica, vedo la distribuzione nel corso del prossimo anno. Ovviamente quando le dosi saranno disponibili, anche in Italia, sarà necessario un meccanismo di selezione, di priorità. I CDC di Atlanta hanno fatto uno schema al riguardo che io condivido.

Per quanto concerne gli effetti collaterali, tutti e tre i vaccini sembrano sicuri. Da quanto emerge dai trial clinici e dai comunicati non sono state osservate reazioni gravi. Però alcuni esperti hanno indicato che per i due vaccini a mRNA , sono state notate reazioni un po' più “intense” dei comuni vaccini antinfluenzali, anche se non pericolose. Cosa ne pensa?

Rimane l'esigenza di verificare. Qualcuno giustamente dice si tratta pur sempre di un mRNa (qui è spiegato come funzionano i farmaci a RNA ndr), che apre a mio avviso strade positive di approcci terapeutici anche verso altre patologie, altre condizioni. Il vaccino di AstraZeneca è più usuale alla fin fine rispetto a altri due, i primi che arrivano alla registrazione con questa metodologia a mRNA.

Lei di quale si fiderebbe di più? Quale farebbe?

In questo momento dire una cosa piuttosto che un'altra ha una delicatezza che può immaginare. Mi astengo. Ritengo comunque che ci sia buon senso in tutti, e nel momento in cui saranno registrati saranno utilizzabili tutti.

Ancora non è chiaro se questi vaccini proteggano solo dai sintomi o anche dall'infezione asintomatica. Dovrebbe essere un'informazione fondamentale, tenendo presente l'impatto sulla circolazione del virus, la possibilità che compaiano mutazioni eccetera.

Bisogna fare questa verifica, certo. Manca come informazione più generale, la aspettiamo.

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