Dopo la pubblicazione delle prime fotografie in bianco e nero del nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2) e del render che ne ha mostrato la morfologia ultrastrutturale, arrivano anche le prime immagini a colori. A realizzarle sono stati gli scienziati dei Rocky Mountains Laboratories (RML) di Hamilton, nel Montana, una struttura di ricerca che fa parte del The National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), l'Istituto Nazionale delle Allergie e delle Malattie infettive (NIAID) americano.

In giallo le particelle virali del coronavirus, in blu e viola le strutture della cellula invasa. Credit: R ocky Mountains Laboratories (RML) / The National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID)
in foto: In giallo le particelle virali del coronavirus, in blu e viola le strutture della cellula invasa. Credit: R ocky Mountains Laboratories (RML) / The National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID)

Nella quasi totalità degli scatti, pubblicati sul profilo ufficiale Flickr dell'istituto statunitense, le particelle virali del coronavirus vengono mostrate in un giallo vivo, che contrasta con il blu e il violetto delle strutture cellulari invase. Si tratta naturalmente di falsi colori, aggiunti in post produzione dopo aver elaborato le immagini ottenute grazie a un potentissimo microscopio elettronico a scansione e a trasmissione (SEM/TEM), basato su flussi di elettroni. Il coronavirus, ufficialmente chiamato SARS-CoV-2 dal Coronavirus Study Group (CSG) dell'International Committee on Taxonomy of Viruses a causa della sua somiglianza con quello della SARS, è un patogeno con un diametro medio di circa 10 nanometri, e solo con un fortissimo ingrandimento è possibile osservare la tipica struttura a corona che dà il nome alla famiglia di appartenenza. È dovuta alla presenza delle cosiddette spicole (o spike) che emergono attraverso il peplos o pericapside del virus, il suo involucro esterno. Sono ben evidenti soltanto in uno degli scatti diffusi dai laboratori americani.

Le spettacolari immagini sono state ottenute scansionando i campioni biologici dei primi pazienti ricoverati negli Stati Uniti, al momento 15 in tutto, sulla base della mappa del contagio messa a punto dall'Università John Hopkins. Il virus in questi scatti si presenta molto simile a quelli della SARS (Severe acute respiratory syndrome) e della MERS (Middle East Respiratory Syndrome), che del resto sono tutti e tre betacoronavirus e condividono un'altissima percentuale del proprio profilo genetico. I campioni biologici da cui sono state ottenute le immagini sono stati messi a disposizione dalla ricercatrice Emmie de Wit, mentre a scattarle è stata la microscopista Elizabeth Fischer. Gli ultimi “ritocchi” con l'aggiunta dei colori sono stati fatti dagli esperti di imaging digitale dell'ufficio di arti mediche presso i laboratori RML.