La provenienza degli animali utilizzati nei circhi è uno degli argomenti più controversi e dibattuti, anche perché moltissimo dipende dal Paese che si prende in esame. Per quanto concerne i circhi italiani, in base a una stima effettuata dalla LAV (la Lega Italiana Anti-Vivisezione) si ritiene che siano detenuti circa duemila animali, suddivisi in un centinaio di esercizi. Quasi tutti sarebbero nati in cattività o in allevamenti specializzati, e dunque non proverrebbero dal proprio habitat naturale e dal Paese d'origine. Almeno ufficialmente, infatti, non esiste più da tempo la cattura dell'animale selvaggio per essere mostrato al circo.

La provenienza degli animali dei circhi

La stragrande maggioranza di questi animali sarebbe discendente da quelli catturati dal commerciante di fauna selvatica tedesco Carl Hagenbeck, che alla fine del XIX secolo rifornì larga parte degli zoo e dei circhi europei. Dunque, come detto, si tratta di animali nati direttamente nei circhi o negli allevamenti specializzati. L'unica eccezione sarebbe rappresentata dagli elefanti asiatici (Elephas maximus), una specie addomesticata da secoli in India e che viene utilizzata come animale da soma e per altri lavori. Le importazioni di questi pachidermi sarebbero state comunque interrotte da alcuni decenni.

Cos'è il certificato CITES

Anche la LAV concorda sul fatto che la maggior parte degli animali presenti nei circhi italiani sia nata in cattività, legata a scambi tra allevatori, domatori e via discorrendo, tuttavia sostiene anche che una minoranza di essi proverrebbe da cuccioli catturati in natura, “ma non essendoci un registro ufficiale è impossibile definirlo”. Le associazioni circensi sottolineano che le specie esotiche sono accompagnate da certificato CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) e il loro commercio è assolutamente trasparente e autorizzato. Il trasporto internazionale, l'importazione e l'esportazione di animali legati al certificato CITES in alcuni Paesi – come gli Stati Uniti – può presentare delle deroghe, proprio per animali che fanno parte di zoo, circhi e altre mostre itineranti.

Il nocciolo della questione

Se dunque si può immaginare che la maggior parte di questi animali provenga effettivamente da allevamenti specializzati e da cucciolate nate in cattività, ciò non esclude il problema di fondo della detenzione, che li priva del loro naturale benessere e del diritto alla libertà. Il circo è uno spettacolo itinerante e gli animali passano la maggior parte del tempo rinchiusi in gabbie e recinti tra uno spostamento e l'altro, inoltre sono costretti a sopportare addestramenti che li spingono a comportamenti totalmente innaturali. Basti pensare alla tigre che, per eseibirsi innanzi al pubblico pagante, deve saltare in un cerchio di fuoco, del quale ha naturalmente terrore. Alla luce di ciò, diversi Paesi hanno iniziato a bandire i circhi con gli animali. Per quanto concerne l'Italia, nel 2017 fu presentata una legge nella quale si parlava di graduale riduzione degli animali nei circhi, ma ad oggi non ci sono stati progressi.