Covid 19
19 Novembre 2021
20:00

Cosa succede alla protezione del vaccino Covid dopo 6 mesi (e perché questa data)

Gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità dimostrano che dopo 180 giorni l’efficacia del primo ciclo vaccinale contro il contagio cala significativamente in tutte le fasce di età.
A cura di Valeria Aiello
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A livello globale, i vaccini Covid stanno dimostrando di funzionare molto bene, riducendo efficacemente il rischio di malattia clinicamente significativa e di forme fatali di Covid-19. Tuttavia, un crescente numero di studi indica che la loro capacità di protezione nei confronti dell’infezione diminuisce in modo drastico nel tempo. Lo hanno mostrato i rapporti preliminari di Israele e dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) degli Stati Uniti, e lo hanno evidenziato i risultati di ampi studi pubblicati su riviste scientifiche peer-reviewed. A confermarlo sono anche i dati che arrivano dall’Italia, contenuti nell’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che per la prima volta ha reso noto qual è il calo di efficacia osservato nel nostro Paese, permettendo a tutti di effettuare una valutazione sulla necessità della terza dose.

L’efficacia dei vaccini Covid in Italia

“Dopo sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale – scrivono gli analisi dell’ISS – si osserva una forte diminuzione dell’efficacia vaccinale nel prevenire le diagnosi in corrispondenza di tutte le fasce di età”. Nel complesso, i dati relativi alla protezione dal contagio rivelano che “su tutta la popolazione, l’efficacia vaccinale passa dal 76% nei vaccinati con ciclo completo entro i sei mesi, al 50% nei vaccinati con ciclo completo oltre i sei mesi” nel confronto con i non vaccinati.

Nelle diverse fasce di età, l’ISS stima che la riduzioni più significative si registrino tra i 40-59 anni e i 60-79 anni, come riassunto nel seguente prospetto:

12-39 anni: l’efficacia vaccinale contro l’infezione passa dall’80,4% nei vaccinati con ciclo completo entro sei mesi al 59% nei vaccinati con ciclo completo da più di 6 mesi (calo di 21,4 punti percentuali);

40-59 anni: l’efficacia vaccinale contro l’infezione passa dal 71,9% entro sei mesi al 41,9% dopo più di 6 mesi (calo di 30 punti percentuali);

60-79 anni: l’efficacia vaccinale contro l’infezione passa dal 71,9% entro sei mesi al 39,6% dopo più di 6 mesi (calo di 32,3 punti percentuali);

over 80: l’efficacia vaccinale contro l’infezione passa dal 79,7% entro sei mesi al 61% dopo più di 6 mesi (calo di 18,7 punti percentuali).

La protezione da Covid-19

Nel caso invece della protezione dalla malattia severa, la differenza di efficacia fra vaccinati con ciclo completo da meno e da oltre sei mesi risulta minore ma comunque evidente in tutte le fasce di età. “Si osserva, in generale, una decrescita dell’efficacia vaccinale di circa 10 punti percentuali, in quanto l’efficacia per i vaccinati con ciclo completo da meno di sei mesi è pari al 92%, mentre risulta pari all’82% per i vaccinati con ciclo completo da oltre sei mesi” sempre nel confronto con i non vaccinati. I dati per fascia di età, in particolare, indicano che la riduzione più significativa riguarda le persone di età compresa tra i 60 e i 79 anni.

12-39 anni: la protezione dalla malattia severa passa dal 94,8% nei vaccinati con ciclo completo entro sei mesi all’81,7% nei vaccinati con ciclo completo da più di sei mesi (calo di 13,1 punti percentuali)

40-59 anni: la protezione dalla malattia severa passa dal 95% entro sei mesi all’87,5% dopo più di sei mesi (7,5 punti percentuali)

60-79 anni: la protezione dalla malattia severa passa dal 91,8% entro sei mesi al 77,6% dopo più di sei mesi (calo di 14,2 punti percentuali)

over 80: la protezione  dalla malattia severa passa dall’89,1% entro sei mesi all’80,3% nei vaccinati dopo più di sei mesi (calo di 8,8 punti percentuali).

Accelerare la campagna delle terze dosi

Nel complesso, il calo dell’efficacia vaccinale osservato dopo i 6 mesi dalla data di somministrazione e il deciso aumento dei contagi che si sta registrando anche in Italia (seppur meno incalzante di quello di molti altri Paesi europei) suggeriscono non solo l’importanza del rispetto dei comportamenti sociali individuali ma anche l’urgente necessità di ripristinare livelli di protezione tali da ridurre il rischio di trasmissione virale.

Ed è su questo aspetto che punta il nostro Paese, accelerando con la somministrazione del booster vaccinale per le categorie cui è stato già raccomandato. Al momento, la platea comprende i soggetti più a rischio, ovvero gli over 60, ospiti delle RSA, operatori sanitari, fragili maggiorenni under 60 e immunodepressi che hanno completato il ciclo vaccinale da almeno 6 mesi, ai quali presto si aggiungeranno le persone tra i 40 e i 59 anni, per i quali il via della campagna terza dose, inizialmente previsto al 1° dicembre, è stato anticipato a lunedì 22 novembre. Il beneficio, come mostrato dai dati del Regno Unito, dove la campagna terza dose è partita già a settembre, è quello di tornare a una protezione addirittura più alta di quella del ciclo a due dosi.

Del resto, i dati dell’ISS confermano una preoccupante tendenza temporale in tutte le fasce di età, sostenendo l’importanza del booster vaccinale non solo negli adulti più anziani. In altre parole, l’infezione può comportare ancora dei rischi nei vaccinati con ciclo completo da più di sei mesi ed è per questo che attraverso le campagne di richiamo, nonché l’aumento dei tassi di vaccinazione nella popolazione, si punta a ridurre le probabilità di infezione, con l’ulteriore vantaggio di limitare il potenziale di evoluzione virale che avviene attraverso la trasmissione da persona a persona.

Nella battaglia contro il virus, il vaccino si sta dimostrando l’arma più efficace a nostra disposizione ma, affinché possa esplicare la sua massima capacità, è necessario anche mantenere efficiente la sua protezione.

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