La variante britannica del coronavirus non dovrebbe mettere in dubbio l’efficacia dei nuovi vaccini ma, per evitare che futuri ceppi possano avere un vantaggio selettivo rispetto a quelli già circolanti, imponendosi per capacità di infettare oppure mettendo a rischio la profilassi vaccinale, serve dare meno occasioni al virus di mutare. A sottolineare l’importanza delle misure preventive è Stefania Salmaso, epidemiologa e componente del Comitato scientifico per i vaccini Covid dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che a Fanpage.it ha fatto il punto sull’evoluzione di Sars-Cov-2 e sui vantaggi che, sul piano teorico, il virus può acquisire se lasciato libero di replicarsi.

Cosa sappiamo della variante scoperta in Inghilterra?

Negli ambienti scientifici, l’emergere di questa nuova variante era già stato notato. Presenta diverse sostituzioni di aminoacidi nella sequenza proteica della proteina di superficie verso la quale si indirizza anche la risposta indotta da diversi vaccini. Le modifiche sembrano aver dato a Sars-Cov-2 una maggiore efficienza di contagio, cioè la capacità di trasmettersi in modo più efficiente da una persona all’altra. Tuttavia, al momento, non sembrano esserci evidenze sul fatto che questa variante sia associata a quadri clinici differenti o più severi. Sono in corso diversi studi ma per ora non c’è alcuna prova che possa dar luogo a forme di Covid-19 più gravi.

Allora perché preoccupa così tanto?

Questa variante, in particolare, è stata osservata in moltissimi casi in Inghilterra, dove è riuscita a soppiantare quasi tutti gli altri ceppi virali di Sars-Cov-2 che circolavano. Inoltre in Inghilterra e Galles è ritenuta responsabile dell’impennata di casi degli ultimi giorni. Quindi, al momento, c’è una certa cautela, anche per evitare che si diffonda troppo rapidamente, ma è evidente che nel contesto globale in cui viviamo, sarà inevitabile osservare casi anche in Italia.

Perché il virus è mutato?

Ogni nuova persona che si infetta produce di fatto molte copie del ceppo virale con cui si è contagiata, e ogni copia può essere leggermente differente dall’originale. In altre parole, le varianti nei virus sono degli eventi attesi, basti pensare ad esempio al virus dell’influenza, che è un grande trasformista e cambia continuamente. È anche vero che questo virus, il Sars-Cov-2, non è particolarmente mutevole, ma sappiamo che finora sono state identificate moltissime varianti proprio perché, nel momento di estesa circolazione, si creano le occasioni in cui possono emergere nuove varianti. Ognuna di queste è messa alla prova della sua capacità di sopravvivere e riprodursi, con le varianti più efficienti che hanno un vantaggio selettivo diventano le più frequenti.

La professoressa Stefania Salmaso
in foto: La professoressa Stefania Salmaso

Cosa possiamo difenderci?

Il modo di proteggersi dal contagio è il medesimo, perché le contromisure che adottiamo sono quelle di difenderci dall’esposizione. D’altra parte, queste raccomandazioni mirano proprio ad evitare che ci siano troppe occasioni di trasmissione: ci proteggiamo quindi dal contagio, dando meno occasioni al virus di fare nuove copie che possono essere più pericolose.

C’è il rischio che i principali vaccini Covid siano inefficaci contro questa variante?

Al momento sembrerebbe che i nuovi vaccini siano in grado di neutralizzare anche la variante inglese. Le mutazioni interessano soltanto alcune porzioni della proteina Spike, per cui ci si aspetta che la parte rimasta invariata verrà riconosciuta dagli anticorpi indotti dalla vaccinazione. Chiaramente i produttori dei vaccini stanno già facendo dei test addizionali per confermare queste aspettative.

Potrebbero dover cambiare il vaccino, come avviene con l’antinfluenzale?

È chiaro che, se necessario, potrebbero dover aggiustare il tiro, magari modificando la sequenza dell’Rna che viene utilizzata, ma di certo prima di ogni eventuale modifica, dovranno avere solide evidenze scientifiche. Non sarebbe comunque la fine del mondo, anche se l’esperienza con altri vaccini contro virus a Rna come Sars-CoV-2 ci fa ben sperare: ad esempio il vaccino contro il morbillo è rimasto altamente efficace nel corso di molti anni.